«EVEGREEN - Calcutta» la recensione di Rockol

Il passo di lato di Calcutta (per non ripetere se stesso): la recensione di "Evergreen"

Due anni fa Calcutta si è ritrovato investito del difficile compito di prendere sottobraccio l'"indie" e di accompagnarlo nel "pop". Ora torna con un nuovo album: la recensione.

Recensione del 25 mag 2018 a cura di Mattia Marzi

La recensione

"Evergreen" rappresenta una prova importante per Calcutta, che due anni fa, complice il successo di "Mainstream", senza neanche accorgersene si è ritrovato investito del difficile compito di prendere sottobraccio l'"indie" e di accompagnarlo nel "pop". Avrebbe potuto raccontare come ci si sente a passare dall'essere un perfetto sconosciuto che suona le sue canzoni sui palchi del Pigneto a diventare l'emblema della nuova generazione della musica italiana. Avrebbe potuto prendersi gioco dei puristi della scena "underground" italiana, che in più occasioni lo hanno accusato di aver "ucciso l'indie", sfornando un disco di hit scalaclassifiche nello stile di "Cosa mi manchi a fare" e "Oroscopo". Invece, con "Evergreen" il cantautore di Latina sembra fare un piccolo passo di lato, disorientando come solo un maestro del trolling sa disorientare.

Quando ha cominciato a schiarirsi le idee e a mettere in ordine il materiale che aveva accumulato, al momento di iniziare a lavorare al successore di "Mainstream" Edoardo si è dato una sola regola: evitare di finire a rifare Calcutta. E l'ha rispettata. In "Evergreen" non troverete le nuove "Cosa mi manchi a fare", "Gaetano" e "Frosinone". Questo nuovo disco sembra meno immediato e più complesso, rispetto all'album del 2015. Non tanto a livello di scrittura, perché lo stile rimane più o meno quello di "Mainstream": testi caratterizzati da una disposizione alla riflessione, da un senso di malessere e di smarrimento, da un mix tra dolcezza e amarezza - "Mi hai chiesto un orgasmo profondo / forse il più profondo del mondo / ma mi hai dato le spalle", canta in "Orgasmo". Quanto soprattutto a livello di arrangiamenti e suoni: a differenza di quelle di "Mainstream", che erano abbastanza immediate e dirette, con melodie che ti si appiccicavano subito in testa, le canzoni di "Evergreen" non puntano a catturarti in maniera facile, ma richiedono più di un ascolto per far scattare la scintilla. E non sempre ci riescono: i tre singoli che hanno anticipato il disco, "Orgasmo", "Pesto" e "Paracetamolo", sono sicuramente i pezzi più forti, quelli con le melodie più orecchiabili (e paracule). "Briciole" è una canzone insolita per aprire un album, un pezzo dalle sonorità molto anni '60, quasi sussurrato; la batteria di "Kiwi" fa molto britpop e il ritornello è in puro stile Oasis, urlato: "Wooo, mondo caneee / tu fatti gli affari tuoiii"; "Saliva" e "Hübner" sono due ballate che ricordano le canzoni più intimiste di "Mainstream" (come "Milano", "Limonata" e "Le barche"), ma rischiano di restare un po' sullo sfondo. 

In più di un passaggio si prova l'impressione che Calcutta si stia davvero prendendo gioco di te. Spesso le canzoni partono in un certo modo e finiscono per prendere direzioni inaspettate, con bruschi cambi di rotta. Prendete la stessa "Paracetamolo", che proprio sul più bello, dopo il secondo ritornello, rischia di trasformarsi in una ballata cupa e tenebrosa: "Canto di gabbiano, dentro la mia mano / se siamo in metro o in treno non m'importa / io sento il Mar Mediterrano dentro questa radio / ti prego, vacci piano che se mi stringi così...". L'effetto è straniante, soprattutto al primo ascolto. Ma non mancano tocchi di genialità: "Rai" è il racconto di un'ospitata di Calcutta in tv, a "Quelli che il calcio" ("Oggi è un grande giorno, si va in televisione ... momento magico, tutto che brilla sopra al mio naso / qui alla Rai"). L'atmosfera della canzone è piuttosto psichedelica (sembra ricreare il clima di attesa che Calcutta respirava dietro le quinte e la sua ansia da prestazione) e l'arrangiamento orchestrale ricorda un po' certe sigle dei varietà Rai degli anni '60 e '70: un piccolo gioiellino che strappa anche qualche sorriso.

Comunque lo interpreti, rischi di sbagliare.
Se provi a cercare nelle sue canzoni (e non solo nelle canzoni, ma anche in quello che Calcutta fa: i dischi d'oro appesi nel cesso, la copertina con lui che se ne sta seduto in mezzo alle pecore) un significato profondo e nascosto, corri il rischio di volerci trovare a tutti i costi qualcosa che in realtà non c'è: "Non c'è niente da capire", mette le mani in avanti lui, riprendendo pari pari - forse volontariamente, forse no - il titolo di una canzone di De Gregori (e non una canzone qualunque, ma la sua risposta a quelli che lo accusavano di eccessivo ermetismo). Se invece provi a interpretare i suoi pezzi come innocenti e "neutre" canzoni "pop", rischi di non comprenderli del tutto, di non cogliere eventuali significati e messaggi nascosti.
Forse il segreto di Calcutta è proprio questo, la capacità di camminare in equilibrio sul confine che divide i poli opposti: la trollata (che è sempre dietro l'angolo) e la serietà, il genio e la sregolatezza, il cantautore scorbutico e scontroso che nelle interviste risponde a monosillabi e la popstar che si fa fotografare per le copertine dei magazine cool.

Se pensate di trovare qui dentro le risposte alle domande che vi siete fatti negli ultimi mesi su Calcutta e sulle sue canzoni, rinunciate subito: questo disco confonderà ancora di più le vostre idee.

TRACKLIST

03. Pesto
04. Kiwi
05. Saliva
06. Dateo
07. Hübner
09. Rai
10. Orgasmo
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.