«BY THE DEEP SEA - Federico Albanese» la recensione di Rockol

Federico Albanese: leggi qui la recensione di "By the deep sea"

“By the deep sea” è il titolo del nuovo lavoro in studio, il terzo in linea di successione, del pianista milanese d’origine ma berlinese d’adozione Federico Albanese.

Recensione del 18 mar 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

“By The Deep Sea” è uno stato mentale in cui mi trovo abbastanza spesso. È una sorta di stato di meditazione, quando cerco di staccarmi dalla vita quotidiana. In questo mondo interiore c'è spazio per avvicinarsi ai miei pensieri più profondi, idee, dubbi, abbastanza vicini per vederli chiaramente, dalla giusta distanza, ed essere in grado di elaborarli, esorcizzarli, tradurli in qualcos’altro.

Federico Albanese è uno dei nostri più limpidi talenti d’esportazione. Milanese di nascita ma residente in pianta stabile a Berlino da qualche anno, il compositore classe 1982 taglia il traguardo del terzo disco con un’opera che riprende quando fin qui fatto con i due album precedenti, “The houseboat and the moon” e “The blue hour”, rispettivamente datati 2014 e 2016 (evidentemente gli anni pari portano bene), portando il suo personale discorso musicale ad uno step successivo, raffinando la scrittura e la post produzione puntando a lavorare in sottrazione e interrogandosi sul concetto di ripetizione e dilatazione del singolo suono. Impostato fondamentalmente sull’ormai consolidata commistione di neo classica ed elettronica, “By the deep sea” conta dodici pezzi frutto dell’improvvisazione a cui sono stati poi aggiunti gli arrangiamenti in studio a Berlino con il contributo al violoncello di Illay, musicista israeliana di nascita e anch’essa stabile a Berlino, del collaboratore di lunga data Arthur Horning, e, al mix, del fidato Francesco Donadello e di Simon Goff. Pubblicato sempre per Neue Meister/Berlin Classics, “By The Deep Sea” si presenta come il più intimo dei lavori di Albanese, e forse anche il più sperimentale per i motivi di cui sipra. Un lavoro di forte impatto emotivo in cui la melodia, fulcro e motore del disco, si stratifica su un gioco di arrangiamenti che puntano a dilatare i tocchi mirati che tessono giri di piano sempre molto insistenti, un battere continuo che crea loop melodici quasi ossessivi, pattern su cui Federico lancia dei crescendo sempre di grandissimo impatto, perfetti per colpire su un palco. 

Non male per uno che non di considera un pianista… e come dargli torto: “By the deep sea” è l’opera di un compositore che ama il pop quanto la classica, l’elettronica come l’ambient, l’opera di un musicista che ha suonato tutti gli strumenti contenuti nel disco, dai sintetizzatori, all’organo Hammond, al Rhodes fino alle chitarre elettriche ed acustiche.

Un disco che si apre con “682 Steps”, brano ispirato da un sentiero roccioso che, partendo dalla casa di famiglia in Liguria arriva sino al mare, un luogo dove un immaginario Lord Byron compose il poema “The Sea”. Da qui in poi, dall’ottima “Your lunar way”, passando per “Veiled”, “Mauer blues” (pezzo in cui l’amata Berlino torna a fare inevitabilmente capolino) e dalla splendida titletrack, “By the deep sea” conferma Federico Albanese come una delle realtà concrete più belle del panorama neoclassico europeo. 

Un disco delicato, ansioso, felice, tagliente e riflessivo. 

TRACKLIST

01. 682 Steps (01:51)
02. We Were There (03:37)
03. Your Lunar Way (03:06)
04. Slow Within (02:41)
05. Mauer Blues (04:01)
06. Untold (04:23)
07. Boardwalk (04:20)
08. The Room (03:48)
09. Veiled (04:33)
10. By the Deep Sea (03:58)
11. Minor Revolt (03:08)
12. The Cradle (04:06)
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