Recensioni / 07 mar 2018

Tracey Thorn - RECORD - la recensione

“Record”: impegno femminista e synth pop per Tracey Thorn

Tracey Thorn, indimenticata voce del pop inglese, torna con un disco dai suoni leggeri e dai testi profondi sulla situazione femminile. Con almeno tre canzoni difficili da dimenticare.

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Michele Boroni
RECORD
Ims-Caroline Int. Li (CD)

Come è possibile non voler bene a Tracey Thorn? L'ex-cantante degli Everything but the girl ha attraversato più di trent'anni di musica pop (“Eden” l'esordio degli Everything But the Girl è del 1984) mantenendo il suo riconoscibile stile vocale - che non è invecchiato neanche un po' – passando dal jazz-pop brasiliano al drun'n'bass, dall'italo-disco alle atmosfere più acustiche, sempre un passo fuori dallo star system e raccontando nelle sue canzoni il suo quotidiano di donna, madre, amante e moglie.

I suoi dischi (sia con gli EBTG sia i progetti solisti) sono usciti con una certa lentezza e distanza l'una dall'altro, ma la sua voce in fondo non è mai andata via, sia attraverso alle sue collaborazioni con altri artisti (dalle storiche con gli Style Council e Massive Attack fino alle più recenti con John Grant e Jens Lekman), ma anche – per i fan più accaniti – grazie alla sua rubrica sul New Statesman, spesso tradotti anche da Internazionale, dove dice la sua sulla politica e sulla cultura inglese tra impegno e ironia. Il suo precedente disco (se si esclude l'immancabile con le canzoni di Natale) era “Love and its opposite” (2010) il suo lavoro più acustico e amaro, in cui osservava i matrimoni di amici che implodevano e le figlie che crescevano.

Questo “Record” fin dalla copertina , che ricorda i ritratti di Wharol a Liza Minelli, si presenta decisamente più (elettro) pop e leggero anche se i testi sono tutti legati all'universo femminile (una raccolta di “nove banger femministi” ha dichiarato la Thorn). Diciamolo subito: il singolo contiene almeno quattro straordinarie canzoni: “Sister”, un vero e proprio inno pop dedicato a tutte le donne vittime del patriarcato (“I’m a mother / I’m a sister / And I fight like a girl”), ma suonata e cantata con grande leggerezza disco-funk con, in aggiunta, il soul delicato di Corinne Bailey Ray e “Face” che entra di diritto tra i grandi classici della Thorn sia per la melodia sia per il testo che racconta la storia di una donna costretta per amore a seguire un ex sui social media. “Babies” è una canzone sul controllo delle nascite e sul desiderio di aver bambini che riporta a certe sonorità new wave, mentre la liberatoria “Dancefloor” ricorda da vicino i suoni della seconda parte della discografia degli EBTG, potenti linee di basso e vocoder anni 80.

A lavorare in questo disco c'è Ewan Pearson , storico collaboratore della Thorn, Jenny Lee Lindberg e Stella Mozgawa dei Warpaint alla batteria e al basso che tengono alto il beat delle tracce, e un paio di altre collaborazione tra cui Shura, che suona la chitarra e canta in “Air”, un pezzo che sembrerebbe scritto per Annie Lennox.

“Record” non è certo un disco che verrà ricordato tra dieci anni, anche per un accompagnamento musicale lontano dai fasti della fase elettronica degli EBTG, ma la capacità di scrittura e rappresentazione di questi tempi da parte di Tracey Thorn è sempre notevole.  

TRACKLIST

01. Queen - (04:17)
02. Air - (03:03)
03. Guitar - (02:33)
04. Smoke - (04:10)
05. Sister - (08:32)
06. Go - (04:01)
07. Babies - (02:33)
08. Face - (03:40)
09. Dancefloor - (02:56)