IL FUOCO IN UNA STANZA

Woodworm (Digital Media)

Voto Rockol: 3.5 / 5

di Davide Poliani

A vent'anni (o poco più: diciamo ai tempi di "Doctor Seduction", tanto per capirci) anche loro credevano che non sarebbero mai stati come voi (noi?), come cantano in "Il mondo come lo vorrei", poi "un gran mal di testa e gli amici drogati si sposano" ed eccoli qui, sopravvissuti a cose anche meno importanti di Chernobyl, Nirvana o  Bin Laden. Cambiare è un dovere che si ha soprattutto nei confronti di sé stessi, quando si vanta una carriera più che ventennale in costante progressione, soprattutto se si ha intenzione di proseguirla. E' altrettanto vero, però, che il cambiamento - quando diventa un dovere - quasi sempre sortisce effetti poco soddisfacenti, se non addirittura deludenti.

Gli Zen Circus, con "Il fuoco in una stanza", il problema l'hanno risolto a modo loro, evolvendosi: un po' riannodando le fila musicalmente lasciate in sospeso con il precedente "La terza guerra mondiale", un po' spostando la prospettiva tematica delle canzoni. Giusto per essere chiari: qui di pezzi come "Zingara (Il cattivista)" non ce ne sono, ma Appino, sardonico come da contratto, riesce a colpire nel segno quasi sempre, anche giocando la carta dell'introspezione. Se c'è un aspetto inedito, in "Il fuoco in una stanza", è uno sguardo dolente - in "La stagione" o in "Panico", tanto per fare due esempi - che irrompe là dove gli Zen Circus "di prima" erano usi sfoggiare l'atteggiamento corsaro che agli occhi del pubblico gli ha cucito addosso l'immagine dei simpatici bastardi. E più o meno lo stesso discorso lo si può fare per la musica: a marcare la differenza tra "Il fuoco in una stanza" e i suoi predecessori non è tanto la scrittura - che, anzi, resta riconoscibilissima - quanto i suoni e certi arrangiamenti. C'è più cura, sì, rispetto agli Zen Circus dei tempi che furono, più ricchezza, non tanto nell'utilizzo dell'orchestra (nella title track e in "La stagione", "Il mondo come lo vorrei" e "Caro Luca"), quanto in certe sfumature sui suoni delle chitarre o della sezione ritmica. Sono particolari che il trio pisano non ha mai dato per scontati, anzi: una certa ruvidezza, agli occhi dei più, era diventata una specie di marchio di fabbrica, di sigillo di garanzia.

Però conviene smettere di pensare a loro come alla guerrilla band di vent'anni fa, perché - appunto - di cose ne sono successe, a parte Chernobyl, Bin Laden e tutto il resto: può darsi che il vestito nuovo agli Zen Circus ancora non calzi a pennello, che certe volte sia troppo abbondante, altre volte vesta male o sia scomodo, ma sono cose che succedono, quando si cresce. E' crescere ancora dopo vent'anni, con il relativo coraggio di mettersi in discussione, che ha quasi del miracoloso.

TRACKLIST

01. Catene - (03:45)
02. La stagione - (03:31)
03. Il mondo come lo vorrei - (03:37)
04. Sono umano - (03:45)
05. Il fuoco in una stanza - (03:51)
06. Low cost - (03:20)
07. Emily no - (03:13)
08. Rosso o nero - (03:16)
09. Quello che funziona - (02:56)
10. Panico - (04:08)
11. La teoria delle stringhe - (02:47)
12. Questa non è una canzone - (08:32)
13. Caro Luca - (03:47)