«TWO AGAINST NATURE - Steely Dan» la recensione di Rockol

Steely Dan - TWO AGAINST NATURE - la recensione

Recensione del 23 feb 2000

La recensione

Per certi versi potrebbe essere uno degli eventi musicali di questo inizio di millennio, soprattutto per i numerosissimi fan degli Steely Dan sparsi un po’ ovunque. E sulla carta l’evento è in effetti di grande portata perché il gruppo di Donald Fagen e Walter Backer ha inciso il suo ultimo album in studio nel lontano 1980 (“Gaucho”). In realtà, però, in questi vent’anni, senza considerare il grande ritorno degli Steely Dan dal vivo nel 1995, di musica i due – singolarmente o assieme – in svariati ruoli ne hanno prodotta, anche se non in quantità industriale. Con questo vogliamo dire che, in fondo, tra i due dischi da solista di Donald Fagen (“The nightfly” e “Kamakiriad”) e l’unico di Walter Backer (“11 track of whack”) pur non utilizzando il marchio Steely Dan i due ha partorito molte canzoni di chiaro stampo Steely Dan. “Two against nature”, il disco del grande ritorno, ad un attento ascolto rivela chiaramente la sua paternità e tradisce l’ultima direzione stilistica presa da Fagen in “Kamakiriad” (che era prodotto da Walter Backer!), una sorta di suono Steely Dan attualizzato, geometrico, iper ricercato e forse un tantino freddo. Nessuna grossa sorpresa quindi, nessuna novità eclatante, nessuna sterzata o nuova direzione nei suoni. Insomma, per questo chiacchieratissimo ritorno i due vecchi amici non hanno voluto rischiare un bel niente e si sono rinchiusi in studio come ai vecchi tempi e hanno costruito con la solita pazienza (soprattutto dei poveri musicisti!) nove canzoni patinatissime, squisitamente eleganti e molto jazzy, ovviamente prodotte e suonate da dio. Peccato che in alcune tracce si senta chiaramente odore di zuppa riscaldata. La verità è che i due eroi di straordinari capolavori come “Aja” o “Gaucho” sono a corto di idee davvero nuove e il loro ritorno assomiglia più a una mera operazione commerciale che ad una precisa esigenza artistica. Ovviamente questo non significa che il disco non sia piacevole o consigliabile (chi ama la band non potrà farne a meno), ma chi si avvicina agli Steely per la prima volta forse farebbe bene a scegliere un album classico della loro produzione. In definitiva siamo di fronte a un disco di classe elevata sull’aspetto produttivo, curato in modo maniacale e splendidamente arrangiato con qualche bel brano (su tutte “Jack of speed”) degno di rilievo. Ma non aspettatevi nulla di più.
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