«POWERAGE - AC/DC» la recensione di Rockol

La forza di "Powerage"...

Un album potentissimo, a volte quasi dimenticato, torna su vinile

Recensione del 26 gen 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

“Powerage”: un album poco menzionato, ma con tutti i numeri per essere considerato una sorta di masterpiece in chiave minore. Non per nulla è il disco degli AC/DC preferito da Keith Richards, Eddie Van Halen e Gene Simmons… come dire: non i primi che passano.

Addrittura Mark Opitz, produttore australiano blasonatissimo, che al disco lavorò come tecnico del suono, definisce questo album – magari calcando un attimino la mano – il “Sgt. Pepper” degli AC/DC. E ricorda così la lavorazione:

Quando andammo a fare Powerage, George, Harry e il gruppo provarono molto nello Studio 2 della Alberts. George suonava il basso con la band, Harry ed io eravamo nella stanza del mixer.
Provavamo, in pratica erano prove in cui si componeva, in cui c’erano un sacco di riff. Malcolm stava maturando. E anche Angus. Ma era evidente che Malcolm aveva più controllo all’epoca. Si stavano evolvendo: canzoni come “What’s Next To The Moon”, “Gimme A Bullet”, “Riff Raff”, “Sin City”, “Rock ’N’ Roll Damnation”. Era roba diversa. Provavamo di notte, poi da mezzanotte al tramonto incidevamo. Cominciavamo alle otto di sera. Finivamo la mattina presto, tanto che Malcolm, Phil Rudd ed io andavamo ad affittare una macchina a Rose Bay e guidavamo fino a Sydney Harbour con sei lattine di birra e un paio di canne; pesavamo un po’ mentre la gente prendeva il traghetto per andare al lavoro.
Passavo le giornate a provare amplificatori Marshall, fino a quando ne ho trovati due davvero buoni, i migliori per le incisioni. Suonano tutti diversi. In studio, specialmente durante “Powerage”, eravamo una famiglia. Non era una normale session di registrazione. Era un progetto.

“Powerage” si presenta da subito, per la band, come un lavoro problematico: la Atlantic chiedeva che scrivessero delle hit e loro provarono a eseguire l’ordine… “Rock’n’Roll Damnation” venne deliberatamente incisa con quell’intento, dopo che la prima versione del disco suscitò una reazione tiepida negli uffici di New York, da cui arrivò il suggerimento di tirar fuori dal cilindro una traccia più radiofonica. Ma, a parte le beghe da discografici, occorre sottolineare come “Powerage” sia anche il disco in cui Malcolm Young ha avuto un peso fondamentale. Infatti Opitz ricorda:

Malcolm senza dubbio era il leader della band. […] Non forzatamente, né apertamente, ma durante “Powerage” si percepiva che Malcolm stava iniziando a guadagnare terreno nella gerarchia dei fratelli.

Il punto è che, a dispetto di un moderato riscontro commerciale immediato, questo album rappresenta un picco creativo per i tre Young, un disco probabilmente superiore ai due seguenti (commercialmente di largo successo, prodotti da Mutt Lange): “Highway To Hell” e “Back In Black”. Perché “Powerage” è forse l’ultimo album veramente grezzo e rabbioso, primordiale, registrato dalla band australiana.

Dopo, gli elementi boogie e il groove sparirono quasi del tutto. Quello che restava era ancora grande – la produzione di Lange amplificò molti dei loro elementi di forza – ma a costo di far svanire il tocco speciale del team di producer precedente, Vanda e Young. Sparirono i battimano, le maracas e molta della crudezza che rendeva unico il sound degli AC/DC dell'epoca.

Un album a cui il tempo ha reso giustizia e che non smette di suonare minaccioso, duro e pericoloso. A dispetto della mancanza di grandi inni dal sapore nazionalpopolare – che in salsa AC/DC, comunque, ci piacciono tantissimo, nonostante tutto. E, in versione su supporto vinilico, tutte queste qualità risultano amplificate, esaltate e più affilate: un’esperienza da vivere in toto, senza pensarci due volte.

TRACKLIST

02. Down Payment Blues (06:03)
03. Gimme a Bullet (03:21)
04. Riff Raff (05:12)
05. Sin City (04:45)
07. Gone Shootin' (05:05)
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