«GRIMMEST HITS - Black Label Society» la recensione di Rockol

Il ritorno dei Black Label Society

L'attesa è finita. Zakk Wylde e i suoi Black Label Society tornano in scena con "Grimmest Hits.

Recensione del 24 gen 2018 a cura di Antonio Ciruolo

La recensione

È il Thor dell’heavy metal. Con il suo martello - una Gibson Les Paul Bullseye fatta su misura per lui - spara fulmini a suon di soli interminabili e riff possenti che farebbero impallidire anche i più coraggiosi. Ma qui non stiamo parlando della divinità scandinava che ha deciso di darsi alla musica, bensì di un musicista che per il suo modo di suonare e di comporre potrebbe incarnare alla perfezione un dio della sei corde. Luì è Jeffrey Phillip Wielandt, meglio conosciuto come Zakk Wylde e con i suoi Black Label Society torna in scena con “Grimmest Hits”, il tredicesimo disco studio del vichingo del New Jersey.

La band ha anticipato l’uscita dell’ultimo lavoro con la pubblicazione del singolo “Room of Nightmares”, accompagnato da un divertente videoclip che vede il gruppo esibirsi ad una festa di ragazzini appena usciti dalle elementari; a dir poco surreale se si considera che ogni membro della band indossa un costume di carnevale. Proprio una bella trovata.

Il disco - della durata di circa un’ora - contiene dodici brani dai suoni dirompenti, che alternano fraseggi metal ai più tradizionali giri blues; c’è anche spazio per ballad e piccoli accenni acustici. Insomma, le influenze ci sono ma molto leggere, proprio come a voler dire che i tempi cambiano ma il modo di suonare non muore mai. Wylde potrebbe rientrare nel cerchio di quei pochi chitarristi che hanno saputo personalizzare, a propria immagine,  il modo di suonare la chitarra, rendendolo riconoscibile al solo ascolto. La sua particolarità - oltre all’utilizzo di scale pentatoniche nelle fasi virtuose - sta proprio nell’emettere dei suoni, come dei fischi assordanti per intenderci, tramite l’ausilio di effetti che danno sostegno alle note scandita con violenza dalle dite di Wylde; il tutto riprodotto a velocità stratosferiche.

Parti strumentali imponenti impreziosiscono la sua voce graffiante che sembra non aver accusato il passare degli anni. L’aggressività sonora che trasuda nelle tracce è sconvolgente. Il brano di apertura “Trampled Down Below” è il perfetto esempio di quanto appena detto; un riff di basso martellante scandisce gli acuti vocali di Wylde, pronto a deliziare l’udito dell’ascoltatore con uno dei suoi soli nella parte finale del brano. La traccia successiva “Season Of Falter” sembra uscire direttamente dalla scena grunge anni ’90; un misto tra Soundgarden e Alice in Chains; lo stesso vale per “All That Once Shined”. Si arriva così alla traccia “The Only Words”, la ballad per eccellenza; un organo in sottofondo accompagna la voce calda e profonda di Wylde che emoziona nella fase strumentale, questa volta però senza cedere il passo all’irruenza sonora che lo contraddistingue perché si sa, il talento si vede anche in questo. Sullo stesso stile è “The Day That Heaven Had Gone Away”. “Illusion Of Peace” è una scarica di adrenalina allo stato puro; sicuramente è la traccia più trascinante del disco e non oso immaginare come possa suonare dal vivo. Il disco si chiude con “Nothing Left To Say”, il pezzo radiofonico per eccellenza; una struttura musicale ben definita, con una melodia molto delicata che non ti aspetteresti dal quartetto statunitense.

Un disco davvero ben fatto. Scorrevole e godibile in tutta la sua totalità. I più scettici diranno che è la solita musica portata avanti da anni fatta solo per racimolare qui e la e bla bla bla…Chi se ne frega. Lunga vita a Zakk Wylde e ai Black Label Society.

TRACKLIST

02. Seasons Of Falter (04:00)
03. The Betrayal (03:48)
05. The Only Words (05:29)
06. Room Of Nightmares (02:31)
07. A Love Unreal (05:58)
08. Disbelief (05:28)
10. Illusions Of Peace (04:07)
11. Bury Your Sorrow (04:41)
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