«VISIONS OF A LIFE - Wolf Alice» la recensione di Rockol

Wolf Alice: il rock alternativo "made in London"

Giovanissimi, arrabbiati e con tanta voglia di mostrare la loro creatività musicale. Questi sono i Wolf Alice.

Recensione del 06 ott 2017 a cura di Antonio Ciruolo

La recensione

Una massiccia carica di creatività è quella che portano con sé i Wolf Alice, quattro giovani londinesi che nel 2010 hanno deciso di metter su una band che molto ricorda - al meno per quel che riguarda il modo di far musica e le influenze sonore - i musicisti degli anni ’90, incazzati col mondo ma con la consapevolezza che i tempi cambiano e anche molto velocemente. Un po’ Sonic Youth, un po’ Nirvana e con qualche influenza melodica tipica del rock “made in UK”, la band capitanata dalla vocalist Ellie Rowsell ha da poco pubblicato il secondo album studio intitolato “Vision Of A Life”.

Rispetto al precedente lavoro “My Love Is Cool”, album d’esordio pubblicato qualche anno fa, l’attuale lavoro mostra un lato leggermente più melodico e meno aggressivo rispetto al passato anche se è sempre ben marcata la vocalità graffiante della Rowsell che sembra urlare la sua rabbia anche quando le melodie si attenuano e il cantato diviene quasi un sussurro.

Un disco molto personale - costruito alla perfezione e per niente scontato - mostra il reale talento del quartetto londinese che, come un diamante grezzo, cerca la sua purezza nelle dodici tracce del disco. Un disco mai noioso, dove la grinta e la potenza dei brani non si placano in nessun modo, anche quando tutto sembra calmarsi - che sia nel cantato o nella parte strumentale - i Wolf Alice riescono sempre a stare sul pezzo, trovando così quella particolarità che non fa mai diminuire la loro potenza musicale. E via con “Heavenward” brano di apertura del disco; un’ondata di echo e riverbero scivolano sulla sei corde di Joff Oddie che accompagna l’elegante cantato messo in scena. Ma dopo cinque minuti tutto cambia. “Yuk Foo” è un fiume in piena; una sezione ritmica martellante e un frastuono di chitarre distorte che si alzano come una esplosione; forse il brano più forte del disco. Poi si continua con la radiofonica “Beautifully Unconventional” e “Don’t Delete The Kisses”, per intenderci il lato più indie-rock della band. E si continua con l’inquietante “Sky Musings”; un sottofondo armonico che ti manda in estasi e un cantato - o meglio parlato - che sembra rivolgersi all’ascoltatore, bisbigliando - con un filo sottile di voce - “you are dead” verso il finale del pezzo. “Space & Time” dal sound molto punk. “SadBoy” è qualcosa di unico; quattro minuti di musica che riassumono alla perfezione tutto il talento e la creatività della band, che si muove tra suoni acustici e ritmi tipici delle ballad fino a raggiungere suoni grezzi e distorti che sanno molto di alternative rock.

Il disco si chiude con l’omonima “Vision Of A Life”, un brano eccellente, dai lati mistici che sa molto di Soundgarden, con vuoti musicali secchi e cambi di ritmo che farebbero invidia anche ai musicisti più navigati. La traccia più bella del disco; peccato sia stata collocata per ultima.

C’è davvero tutto in questo disco. Un mix di generi, di suoni e di sfumature artistiche che non ti aspetteresti di certo da una band così giovane. Segno evidente di puro talento. Sarà la musica di “Vision Of A Life” a testimoniare quanto di geniale c’è in questi quattro musicisti londinesi.

 

TRACKLIST

01. Heavenward (04:55)
02. Yuk Foo (02:13)
05. Planet Hunter (03:52)
06. Sky Musings (02:58)
07. Formidable Cool (03:33)
08. Space & Time (02:27)
09. Sadboy (04:11)
10. St. Purple & Green (04:21)
12. Visions Of A Life (07:57)

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