«UNUNIFORM - Tricky» la recensione di Rockol

Il viaggio verso la felicità di Tricky

Tricky si guarda indietro, tira in ballo “Hell is round the corner”, richiama Martina Topley-Bird. Ma al suo nuovo “uniniform”, nato da un periodo di serenità a Berlino, mancano inventiva, composizioni forti, arrangiamenti eccitanti.

Recensione del 23 set 2017 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Per trovare un pezzo forte, qualcosa che ti faccia dire “Ecco, questo sì che è Tricky” bisogna arrivare all’ottava canzone. S’intitola “The only way” e l’artista, esagerando, l’ha definita la nuova “Hell is round the corner”. Ma il passato è passato e quest’album, il tredicesimo dell’inglese, non somiglia per niente a “Maxinquaye”. Passa per essere il disco della pace ritrovata, con Tricky che racconta il suo “viaggio verso la felicità” ora che vive a Berlino, fa una vita sana e serena, si sveglia alle 9 e va a dormire alle 23. Forse non s’addice a un musicista nato per raccontare l’altro lato dell’esistenza, quello buio. Fatto sta che a “ununiform” manca la tensione che animava le prove migliori di Tricky.

Che poi, per essere un disco che racconta il nuovo stato di felicità di Tricky, “ununiform” ha ben poco di euforico. È piuttosto vario, ma i colori sono per lo più scuri, un paio di canzoni trattano il tema della morte. Una delle migliori è piazzata in fondo. Si chiama “When we die” ed è una sorta di conversazione con il piccolo Tricky che a 4 anni, seduto su una seggiola in camera da letto, guarda il corpo senza vita della madre morta suicida, esposto agli sguardi e al dolore dei parenti. “Gli dico: andrà tutto bene, girerai il mondo, farai musica, verrà un tempo migliore. Chi non accetta la morte non accetta la vita”. La canzone ha creato una certa eccitazione anche per essere la prima collaborazione di Tricky con la sua ex Martina Topley-Bird da quasi quindici anni a questa parte. Ci sono altre tre, quattro canzoni di valore, ma non bastano per togliere di dosso a “ununiform” il suo carattere ordinario.

L’album è stato registrato a Berlino, quattro pezzi vengono da una session di registrazione che si è tenuta nel Natale 2016 a Mosca, da cui la presenza del kazako Scriptonite e del russo Smoky Mo. Ci sono vocalist sconosciute ai più come Terra Lopez e Mina Rosa, ma anche la vecchia conoscenza Francesca Belmonte che canta “New stole”, che sarebbe poi un rifacimento della sua “Stole”, e l’attrice Asia Argento, che sussurra in “Wait for signal”. Pezzi come l’EDM “Same as it ever was” o l’electro-pop “Armor” rivelano i limiti dell’album, il suo carattere convenzionale. Vale anche per “Doll parts” di Courtney Love periodo Hole che qui diventa “Doll” ed è interpretata come ballata dalla ventenne Avalon Lurks, americana d’origine messicana. Se non fosse inclusa in “ununiform” mai l’avremmo attribuita a Tricky.

“Non ho più nulla da provare, non mi sento a disagio a rifarmi al mio stesso repertorio”, ha detto Tricky per spiegare che in questo disco si guarda indietro. Ne ha tutti i diritti. Nessuno pretende che dopo un quarto di secolo un artista posso continuare a esplorare nuove strade. Ma a “ununiform” non manca solo un po’ d’inventiva, ma anche un progetto complessivo, composizioni forti, arrangiamenti eccitanti, e insomma un po’ di sana, vecchia consistenza. Resta la voce di Tricky, sinistra, insinuante, misteriosa, ma il suo talento è come normalizzato. Che ironia, per un disco che s’intitola “ununiform”.

TRACKLIST

01. Obia Intro (01:56)
03. New Stole (03:06)
04. Wait For Signal (03:05)
05. It's Your Day (02:03)
06. Blood Of My Blood (03:13)
07. Dark Days (02:45)
08. The Only Way (04:51)
09. Armor (02:25)
10. Doll (03:06)
11. Bang Boogie (01:18)
12. Running Wild (03:37)
13. When We Die (03:43)
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