«LUCIO BATTISTI, LA BATTERIA, IL CONTRABBASSO, ECCETERA - Lucio Battisti» la recensione di Rockol

Nel 1976 Lucio Battisti è ancora una volta in anticipo sui tempi

Appena tornato dagli States con un bagaglio musicale tutto da sperimentare, compone (ancora in coppia con Mogol) le musiche di un disco che avrà grandissimo successo, e resterà al vertice delle classifiche italiane per quattro mesi.

Recensione del 15 set 2017

La recensione

di Giovanni Molinari

Rockol, in collaborazione con Legacy, propone periodicamente recensioni di dischi storici o o del passato recente, comunque da riscoprire.

Nel 1976 Lucio Battisti è ancora una volta in anticipo sui tempi. Questa volta, tocca al funky pop, alla disco music, che in Italia esploderà soltanto l’anno successivo,con la colonna sonora del film “La Febbre del Sabato Sera”, grazie a gruppi come Kool & the Gang, Tavares, Bee Gees, e con la super hit, sempre del 77, “I remember yesterday” della premiata ditta Giorgio Moroder / Donna Summer.
Battisti anticipa i ritmi sincopati e serrati, la cassa in quattro, la predominanza degli intrecci della batteria e del basso che caratterizzeranno gli arrangiamenti e lo stile disco di quegli anni.
E’ appena tornato dagli States, ed è tornato con un bagaglio musicale tutto da sperimentare.
Ancora in coppia con il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol, Battisti compone le musiche di un disco che avrà grandissimo successo, e resterà al vertice delle classifiche italiane per quattro mesi.

Questa volontà di incentrare gli arrangiamenti sugli strumenti portanti del ritmo, di esplorare e giocare su nuove influenze che lo divertono e lo conquistano, è già annunciata nel titolo dell’album.
Certo le melodie sono sempre di grande qualità, i testi raccontano angolazioni della realtà nuove o insolite, e insomma non si rinuncia alla qualità che definisce la produzione di Lucio Battisti; soltanto si passa, ancora una volta, ad esplorare nuove strade. Se il precedente “Anima latina” aveva avuto una veste più sperimentale, questa volta ci si lascia andare al richiamo dei groove, al divertimento da discoteca.

La traccia che apre l’album è la celeberrima “Ancora tu”.
Il basso e la batteria creano un intreccio perfetto, la chitarra ritmica di Ivan Graziani, tastiere elettriche e synth arricchiscono la base su cui poggia il testo. Un dialogo, o parte di esso, tra due amanti che si incontrano tempo dopo la fine della loro relazione. Tra ironia e tenerezza si scopre che nulla è cambiato, “sei ancora tu, purtroppo l’unica”, ammette Battisti, arrendendosi all’evidenza di una storia che non è mai finita".

“Un uomo che ti ama” è scandita dal fraseggio ritmico basso/chitarra. I synth creano una base aerea, sospesa. Ancora si parla d’amore, ma in modo scarno e passionale. Battisti grida, si arrampica su falsetti irraggiungibili, canta con l’istintività e la naturalezza che gli sono propri.

“La compagnia” è la cover di un brano scritto da Carlo Donida e Mogol, interpretato da Marisa Sannia nel 1969. Su una base terzinata, semplice e bellissima, Battisti entra nei panni di un uomo che comincia a scorgere la luce di un nuovo inizio alla fine di un lungo periodo oscuro. Il cantautore reatino dà ancora una volta prova di saper mettere a nudo l’anima con la voce, il falsetto nell’inciso commuove e scuote. Chiude il brano il solo al sax di Claudio Pascoli.

Con “Io ti venderei” si torna a ritmiche asciutte, pulsanti. Il testo è pungente, caustico, la melodia ondeggia sull’armonia creata dalle tastiere e il riff del basso.

“Dove arriva quel cespuglio” è un sogno ad occhi aperti, un progetto di futuro. A contrasto con il testo, la canzone è vagamente oscura. La ritmica è sostenuta, le tastiere e le chitarre creano una base arricchita da echi evocatori di spazi vuoti, da definire.

“Respirando” è una ballad in stile mariachi, i synth sostituiscono i fiati caratteristici del genere, e l’andamento pigro e trascinato del basso e le chitarre richiamano il caldo calore messicano. La base sostiene un testo spiazzante, la storia di un suicidio per amore che si trasforma in un festoso ricongiungimento con l’amato.

L’inquietante “No dottore” è un delirio in musica, un monologo, un incubo a tinte forti. La base commenta, discreta, aumentando il disagio evocato dal testo. A sorpresa poi la canzone si apre in uno sviluppo arioso, leggero, solare, per poi ripiombare nel sogno allucinato. Battisti ne è interprete istrionico, geniale, visionario.

Chiude l’album “Il veliero”. Vero momento di disco music, cassa in quattro, riff funkeggianti della chitarra elettrica, il basso che ripete il suo giro avvitandosi su se stesso, charleston semi aperto, martellante, insomma l’andamento tipico del sound che in quel periodo spopolava nelle discoteche statunitensi.

Si chiude così un disco, trascinante, atipico, divertente, che è diventato un classico che non vuole passare di moda.

TRACKLIST

01. Ancora tu (04:40)
02. Un uomo che ti ama (06:04)
03. La compagnia (05:45)
04. Io ti venderei (04:28)
06. Respirando (04:53)
07. No dottore (05:37)
08. Il veliero (05:56)
09. Ancora tu (coda) (00:34)
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