«PENNYBRIDGE PIONEERS - Millencolin» la recensione di Rockol

Millencolin - PENNYBRIDGE PIONEERS - la recensione

Recensione del 01 feb 2000

La recensione

In Svezia, i Millencolin sono materiale da classifica già da qualche anno, e anche nel resto d’Europa e in America, si sono guadagnati un discreto seguito. Il loro punk melodico non offre sorprese particolari, ma il gruppo padroneggia la materia con abilità ormai consumata, e ha dalla sua la capacità di dosare nel modo giusto aggressività e ritornelli orecchiabili. “Pennybridge pioneers” mostra che le influenze ska se ne sono andate, per lasciare spazio a uno stile che deve molto ai Bad Religion: la stesura dei pezzi, le armonie vocali, e anche i riff delle chitarre rimandano evidentemente al gruppo di Greg Graffin. L’impressione è ulteriormente rafforzata dal lavoro di produzione di Brett Gurewitz, boss della Epitaph ed ex-chitarrista della band americana. Detto questo, l’album ha tutte le carte in regola per piacere a quanti seguono la scena fiorita intorno alle produzioni Epitaph di maggiore appeal commerciale, Offspring in testa. L’idea di punk dei Millencolin non ha a che fare con provocazioni ed eccessi, e in questa occasione strizza l’occhio al rock tout court: per intenderci, un passo nella direzione dei Foo Fighters, più che in quella dei Nofx. Non ci sono comunque pose da rockstar - né i quattro ne hanno l’aspetto -, e i testi di Nikola Sarcevic raccontano senza tanti giri di parole quello che gli passa per la testa, spesso con un candore quasi disarmante (ascoltate a titolo di esempio il semplice elenco delle sue passioni nelle rime di “Devil me”). L’atteggiamento insomma sembra più o meno quello di una band da liceo, ma il suono non è certo quello di esordienti sprovveduti, come chiarisce subito l’iniziale “No cigar”. Forse non sarà questo l’album che farà sfondare definitivamente i Millencolin a livello internazionale, ma dovrebbe riuscire a mantenerli in alto in una scena che sta diventando sempre più affollata. Se poi dovessero scrivere la loro “Pretty fly”...
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