«PERYZOMA - Senzabenza» la recensione di Rockol

Senzabenza - PERYZOMA - la recensione

Recensione del 21 gen 2000

La recensione

Non si tratta del nuovo lavoro del gruppo di Latina, ma della ristampa su cd del primo album del 1992, da tempo pressoché introvabile. Rispetto all’originale, ci sono diverse differenze di mixaggio e, soprattutto, trovano spazio otto pezzi in più. Anche se la registrazione è tutt’altro che impeccabile - la band evidentemente aveva a disposizione mezzi limitati, all’epoca -, si possono scorgere le qualità che hanno fatto dei Senzabenza un piccolo culto della scena punk italiana. Si erano inventati l’etichetta flower punk per definire una semplice ricetta che metteva insieme velocità, volume alto e melodie in odore di anni 60, con risultati spesso ottimi. In “Peryzoma” ci sono echi hardcore in seguito abbandonati (in “Suck this!” e “Flowers in her hair”), ma il nocciolo dell’album sta in canzoni come “See the light” o “What can I do?”, che gareggiano alla pari con le cose migliori di qualsiasi band pop/punk americana contemporanea. Per chiarire il legame con gli anni 60, ci sono omaggi alla premiata ditta Jagger/Richards (“As tears go by”) e al bitt italiano (“Non sperarlo più”, ovvero “If you gotta go, go now” di Bob Dylan nella versione italiana dei Camaleonti), nonché l’esplicita citazione barrettiana di “Interstellar overdrive”. Anche se i successivi “Gigius” e “Deluxe” sono complessivamente migliori, “Peryzoma” è a tutt’oggi un album gradevole e divertente, nonostante la formula “punk e canzonette” sia stata molto sfruttata in questi anni. Se i Senzabenza fossero stati californiani, probabilmente non avrebbero fatto molta fatica a spuntare ricchi contratti. Invece, si sono dovuti accontentare di piccoli club e centri sociali, prima di lasciare perdere il punk rock e mettersi a cantare in italiano, finora senza troppa fortuna.
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