«EITHER/OR (EXPANDED EDITION) - Elliott Smith» la recensione di Rockol

Elliott Smith, i vent'anni senza tempo di "Either/Or"

Vent'anni dopo, il capolavoro di Elliott Smith "Either/Or" torna in una nuova edizione ampliata e rimasterizzata. La nostra recensione

Recensione del 20 mar 2017 a cura di Marco Di Milia

La recensione

L'ultima volta che Elliott Smith è salito su un palco è stato il 19 settembre 2003. Poi, poco più di un mese dopo, distrutto dall’alcol e dagli antidepressivi, si è suicidato nella sua casa di Los Angeles, non trovando altra via di fuga dai propri incubi. Un’uscita di scena che ha mostrato, tragicamente, tutta l’incontenibile fragilità del cantautore di Omaha.

Un disagio di cui l’artista nella sua breve vita non mai fatto mistero e che in poco tempo ha finito per consumarlo completamente. Ormai esausto dalla continua lotta con i suoi demoni, Smith, ha deciso di arrendersi a quell’esistenza tormentata il 21 ottobre del 2003, con un gesto ancora oggi avvolto da un alone di mistero. Perché se di morti più o meno annunciate nel mondo colorato delle star purtroppo ce ne sono state fin troppe, quella di arrivare a infliggersi da sé un paio di pugnalate al cuore, per quanto drammatica, non è proprio un’impresa da poco. Un epilogo torbido, da mito, quello di Elliott Smith.

Una vicenda artistica e umana unica la sua, cresciuto tra le fila del grunge e poi giunto a una nomination agli Oscar nel 1998 grazie alla sola delicatezza della sua voce accompagnata da una chitarra acustica, con l'abito bianco troppo luccicante e lo sguardo di chi lì è solo un ospite di passaggio. Tutto quel successo è arrivato quasi per caso, grazie a un disco uscito un po’ in sordina, “Either/or”, di cui quest’anno ricorre il ventennale dalla prima pubblicazione. Un anniversario che viene celebrato con una nuova edizione rimasterizzata e ampliata di quell’album così unico, che riporta alla luce parte di quel mondo in dissolvenza che Smith ai tempi stava vivendo - e distruggendo da sé. Oltre alla scaletta originale, come da prassi ripulita e livellata nei suoni, si aggiungono un buon numero di tracce extra, tra cui cinque brani asciutti ed essenziali registrati durante la sua esibizione allo Yo Yo A Go Go Festival, forse non del tutto determinanti ma che offrono una buona percezione del musicista nella sua intima dimensione dal vivo, e una manciata di inediti, tra i quali spicca il delizioso chiaroscuro di “I figured you out”, che Smith aveva preferito cedere alla voce di Mary Lou Lord e che qui viene restituita finalmente nella sua versione originale.

“Either/or”, a distanza di due decenni dalla sua uscita, mantiene intatta quell’aura di livida bellezza che da sempre lo accompagna. E non potrebbe essere diversamente, con brani dalla struggente carica emotiva come “Ballad of big nothing”, “Pictures of me” e “Cupid’s trick”. Un album capolavoro, certamente non facile, come non lo era al momento della sua comparsa nei negozi per via di quelle atmosfere plumbee, per i temi dolenti e per il suo impianto lento e un po’ laconico. Negli Stati Uniti non fu salutato di sicuro con i fuochi d’artificio, mentre dalle nostre parti è passato quasi inosservato. Eppure è l’opera che ha aperto al suo autore delle porte di inaspettata notorietà. È proprio grazie alla malinconica forza di “Either/or” che il regista Gus Van Sant l’ha voluto con la sua “Miss misery” per il brano di punta della colonna sonora del film "Genio Ribelle". Una decisione che avrebbe condotto, quasi di peso, un musicista di nicchia nel regno dello star system internazionale, fino a competere per una statuetta contro il gigante "Titanic" e la sua “My heart will go on”.

Quella andata in onda dal palco in mondovisione dello Shrine Auditorium di Los Angeles è stata la favola nera di un artista che, con la sua aria timida e lo sguardo spaesato, ha portato in scena il suo bagaglio interiore di sconfitte, occasioni perse, treni ormai passati e andati via per sempre. Un’incredibile esposizione mediatica verso la definitiva consacrazione che però non ha salvato l’uomo fragile che Elliott Smith continuava ad essere, costantemente preda dell’alcolismo e della depressione. A vent'anni dall'improbabile ascesa di Smith al mainstream, questa nuova edizione di “Either/or” commemora la pietra angolare di un cantautore irrequieto in costante lotta con sé stesso e la sua anima a pezzi. Quelle canzoni, al contempo così gentili e affannate, sono ancora adesso, a distanza di vent’anni, di una lucidità disarmante nella loro spietata analisi delle contraddizioni della vita moderna. Le storie contenute, vere o presunte tali che siano, mettono in luce le difficoltà esistenziali di un uomo un po’ traballante con i toni pacati di chi non ha bisogno di fare troppo rumore per raccontare del proprio malessere, come nel caso del cuore infranto di “Alameda”: "Nobody broke your heart / You broke your own 'cos you can't finish what you start"

“Either/or” è alla fine un elogio alla tenacia, e, ironia della sorte, un grosso balzo diretto verso la morte che Smith stava in qualche modo attendendo. Si chiude con un messaggio di speranza quale “Say yes”, a dire che nonostante tutto, si può ancora andare avanti, a patto di trovare quella buona ragione ogni benedetta mattina. Un apice artistico che Elliott Smith non sarebbe mai più riuscito a raggiungere con così perfetta grazia, lasciando fuori e dentro di sé quel grande niente che ha finito per inghiottirlo.

 

TRACKLIST

13. My New Freedom - Live (02:48)
15. Angeles - Live (03:02)
16. Some Song - Live (03:14)
17. Rose Parade - Live (03:38)
18. New Monkey - Instrumental (00:41)
20. I Figured You Out (03:45)
21. Bottle Up And Explode! - Alternate Version (03:26)
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