«PIù NIENTE - Sula Ventrebianco» la recensione di Rockol

Sula Ventrebianco - PIù NIENTE - la recensione

Recensione del 19 mar 2017 a cura di Anna Gaia Cavallo

La recensione

“Più niente” è il nuovo album dei Sula Ventrebianco. E0 il quarto lavoro della band partenopea; è stato registrato completamente in analogico e il missaggio è stato curato da Alberto Ferrari, leader dei Verdena, e il mastering da Giovanni Versari (celebri le sue collaborazioni con il Teatro degli Orrori e i Muse). Conoscendo le ultime due affermazioni prima di ascoltare l’album, le aspettative sulla qualità dei suoni si alzerebbero di molto. Se poi a questo si aggiunge anche che è un album emotivo, introspettivo, ma che allo stesso tempo riflette sulla qualità della vita umana, si alzerebbero le aspettative anche sul livello dei testi. De gustibus non disputandum est, su questo non ci piove… Ma in questo caso specifico le aspettative difficilmente potrebbero essere deluse.

 “Ho visto ballare l’amore con l’odio, su di un grande cuore spietato come il ghiaccio”, così inizia “Amore e odio”, la traccia che chiude l’album. E da qui il collegamento: il ghiaccio cambia forma; ogni pezzo non è uguale agli altri né a se stesso. Allo stesso modo, nella vita tutto si trasforma, fino a deteriorarsi. Anche l’amore e tutti i sentimenti.

“Più niente” è, quindi, quello che resta della vita e degli affetti con lo scorrere del tempo; è un processo naturale, necessario, inesorabile, a cui non c’è rimedio. E proprio questo è il concept attorno cui ruota tutto l’album. Nessuno vivrà in eterno, e sarebbe bene che ognuno sapesse dare il giusto valore al suo tempo. “Più niente” è anche un invito, quindi, a vivere senza freni, finchè si può, e ad amare chi ci ama, finchè c’è. ”Ade a te” ci dice proprio questo: siamo soggetti al tempo e destinati alla morte, quindi tanto vale rendere ogni giorno prezioso. La spietatezza del tempo che corre non dovrebbe neanche distrarci da chi siamo davvero: mai rinnegare se stessi.

Questo è il tema affrontato in “Arkam Asylum”, che parla letteralmente di un uomo ritenuto pazzo, rinchiuso in un manicomio e che invita tutti a riflettere sull’essere normali: chi stabilisce cos’è la normalità? Esiste un’unità di misura per la normalità? Allo stesso modo, l’avanzare del tempo non deve neanche farci dimenticare che, in quanto esseri umani, nessuno è puro, né immune da colpe: non si può fuggire da se stessi e, prima o poi, arriva per tutti il momento di fare i conti con la realtà e soprattutto con i propri errori.

Sedici sono i brani che compongono l’album, di cui tre strumentali (“Yellowstone”, “Merak” e “Dubhe”). Ci sono tracce di stampo alternative rock, stile Il Teatro Degli Orrori, per comprenderci, brani tendenti all’hard rock, tra cui “Wormhole”, “Metionina”, e allo stoner rock, come “L’ade a te”e “Arkam Asylum”; non mancano tocchi di grunge in “Subutecs” e “Merak”.

“Più niente” è un album che guarda in faccia la vita, con i suoi problemi, i suoi ostacoli, i suoi limiti. Ci sono sincerità, verità, riflessioni; ci sono le distorsioni, c’è l’anima rock dei Sula Ventrebianco. Ci sono tutti gli ingredienti necessari per un buon album… Non serve “più niente”.

 

TRACKLIST

01. Yellowstone (01:05)
02. Saleinsogno (02:47)
03. Diamante (04:11)
04. Wormhole (04:09)
05. Una che non resta (03:36)
06. Subutecs (01:39)
07. Merak (01:44)
08. L'ade a te (04:12)
09. Arkam Asylum (03:46)
10. Metionina (02:40)
11. Attraverso (03:04)
12. Resti (03:03)
13. Dubhe (01:24)
14. Arva (02:50)
15. Batticarne (04:16)
16. Amore e odio (03:51)
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