«LIVE ERA '87 - '93 - Guns N' Roses» la recensione di Rockol

Guns N' Roses - LIVE ERA '87 - '93 - la recensione

Recensione del 30 dic 1999

La recensione

L’ultima, grande rockband. Sì, qualcuno arriccerà il naso, qualcuno addirittura coi bigodini, ma chi non salta in piedi con il “Prontivia” di “Nightrain” prende il rock troppo sul serio. Che diamine, non siamo mica a Lettere e Filosofia: qui distribuiscono fucili e rose! “Live era” descrive piuttosto bene le fasi dell’avventura G N’R - che non sono molte, del resto: diciamo pure 2. Da scassoni aggressivi a ambiziosi art-rockers - sempre aggressivi. Non passano che pochi minuti dall’inizio del primo dei due cd, e siamo in pieno “appetito da distruzione”, con “Mr. Brownstone” e una “Welcome to the jungle” che, per quanto mai potente quanto l’originale, “fa sangue” molto più di tutte le porcherie che ci siamo sorbiti negli ultimi cinque anni.
Certo, dopo un po’ il peso dell’operazione fa perdere un po’ quota all’album. Per quanto si possa aver nostalgia di Axl il matto e soci, chi li ha amati non può non ammettere, anche grazie alle testimonianze lasciate dai bootleg, che con gli anni la tendenza a dilatare l’impatto assassino dei vecchi tempi aveva fatto perdere un po’ di smalto. La “guerra lampo” di “Live like a suicide” e di “Appetite for destruction” aveva lasciato il posto, in “Use your illusion”, a una strategia a tutto campo che, nonostante alcuni successi meritevoli di promozione sul campo (“Estranged”, o “Civil war” - non inclusa nel live), aveva finito col lasciare indifese alcune postazioni, e aveva fatto ammalare di gigantismo epico i due generali Rose e Slash (vedi il finale melodrammatico che rovina “Sweet child o’mine”). Quando Axl mette il cuore nel pianoforte e canta in uno stadio piuttosto sorpreso “It’s alright” dei Black Sabbath (versione splendida), si tira un respirone, accorgendosi di essere un po’ provati da tanta possanza tutta insieme: forse per la mancanza di qualche espediente di studio capace di dare il cambio di passo. Ma proprio questo rivela come “Live era”, nonostante il suo bravo adesivo “The best of Guns N’Roses”, che forse gli farà vendere addirittura 3 copie in più, nonostante il marchio di operazione commerciale e postuma, e sicuramente sottoposta a qualche maquillage sonoro, è un live vero, come li facevano una volta. Così suonarono i Gunners a Torino, qualche anno fa: se anche ci sono state manipolazioni dei nastri, non snaturano la foto di un gruppo sul palco. Con le chiacchierate di Axl col pubblico, con versioni di “Rocket queen” tirate inverosimilmente in lungo per rispettare la tradizione dell’assolo (e permettere una doccia ad Axl; meno male che ci hanno graziato degli assoli di batteria di Matt Sorum). Questi erano loro, questo era il rock. Un po’ pesante, ogni tanto, ma pronto a decollare in men che non si dica verso Paradise City. Se qualcuno poi è convinto che possano farlo anche i Chemical Brothers, beh, pace. All’anima sua.

Tracklisting

Cd 1

“Nightrain”
“Mr. Brownstone”
“It's so easy”
“Welcome to the jungle”
“Dust n' bones”
“My Michelle”
“You're crazy”
“Used to love her”
“Patience”
“It's alright”
“November rain”

Cd 2
“Out ta get me”
“Pretty tied up”
“Yesterdays”
“Move to the city”
“You could be mine”
“Rocket queen”
“Sweet child o' mine”
“Knockin' on heaven's door”
“Don't cry”
“Estranged”
“Paradise City”
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