«DNCE - DNCE» la recensione di Rockol

DNCE - DNCE - la recensione

Recensione del 29 nov 2016 a cura di Barbara Nido

La recensione

Se state cercando un album che trasmetta allegria e buon umore, non potete perdervi quello dei DNCE. La band a stelle e strisce si è formata nell’estate del 2015. L'album di debutto è stato  preceduto da un solo Ep, “Swaay”, anch’esso pubblicato con la Republic Records. Questo eponimo è frutto delle menti di Jack Lawless, JinJoo Lee, Cole Whittle e Joe Jonas

Esatto, uno dei Jonas Brothers: dopo lo scioglimento della band formata con i fratelli che gli aveva regalato fama e fortuna e dopo un lavoro da solista (“Fastlife”), ha deciso di cambiare completamente direzione avviando un progetto tutto nuovo che lo ha portato, insieme ai suoi nuovi compagni, ad essere nominato e a vincere i Video Music Awards, nella categoria Best New Artist, e gli MTV EMAs, nella sezione Best Push Act.
Il sound dei DNCE è decisamente particolare: si mescolano accenni rock, il funk, il pop e la dance, e quel che si ottiene è uno stile davvero unico. Il disco si apre con “DNCE”; questa traccia è stata la prima che abbiano mai scritto: decisamente leggera che inneggia alle feste e al divertimento; il testo racconta di come ci si sente ad essere così ubriachi da non riuscire a pronunciare correttamente la parola “dance”.
Un gioco di parole piaciuto talmente tanto ai ragazzi da decidere di adottarlo come nome del gruppo.

Anche “Good day” si focalizza sugli effetti dell’alcol e su una notte brava , ma questa volta il ritmo è molto diverso: la chitarra acustica e il batti mani creano una traccia perfetta da cantare durante una gita fra amici. Soprattutto se la nottata trascorsa è simile a quella descritta nel testo.
Se amate ballare, ecco “Body Moves”, terzo singolo. O “Doctor you”, altro pezzo ballabile con cori che spingono l’ascoltatore a cantare, “Blown”, un’iniezione di adrenalina funk impreziosita dal rapper Kent Jones che risulta essere perfetto per una collaborazione con questa band, “Naked”, con i suoi falsetti e la sua forte connotazione dance, “Be mean”, dove dilaga il lato funky della band, e “Pay my rent” che, grazie dalla chitarra di JinJoo e la tastiera di Cole, si concretizza come un pezzo piacevolmente elettro-pop.
Altro elemento che accomuna questi testi è sicuramente il tema: in varie forme e modi qui si parla di sesso; i doppi sensi, a volte neppure tanto sottili, si sprecano e il risultato è a volte sensuale, altre decisamente malizioso. A tal proposito non è da meno “Cake by the oceans”, premiata con dischi d’oro e di platino in molti paesi e primo singolo estratto da questo lavoro:tralasciando i reali significati erotici sottesi, questo brano grazie ad un giro di basso irresistibile e un ottimo lavoro di Jack alla batteria, si è dimostrato tanto orecchiabile da scalare le classifiche in tutto il mondo.
Il divertimento è assicurato anche con “Zoom” e “Unsweet”. La prima caratterizzata da uno spiazzante intro con l’armonica, il suo “clap, clap” cantato da vertiginosi falsetti, la seconda grazie al suo testo esilarante: “I like you unsweet, don’t need no manners, don’t need the good, the good grammar when you pour your heart out on me” ("mi piaci non dolce, non ti servono le buone maniere, non ti serve una buona grammatica quando riversi il tuoi sentimenti su di me"), oppure “Don’t know history, except for your own, that lipstick on your don’t bother you” ("non conosci la storia, eccetto la tua, la tua, quel rossetto sui denti non ti preoccupa").
I DNCE non si sono fatti mancare nulla e, proprio per questo, hanno riservato un po' di spazio anche per qualche canzone più lenta, prima su tutte “Toothbrush”. Il secondo singolo estratto da questo album racconta come un incontro nato dal desiderio si tramuti in qualcosa di più e, questa volta, le parole sono accompagnate da una musica accattivante e sensuale in grado di trasportare l’ascoltatore in uno spazio molto intimo carico di una vibrante passione.
Le altre due ballate si concentrano sul tema della fine di una relazione, anche se in modo diverso. “Almost”, che ci conquista sin dalle prime note con un arpeggio delizioso e con il suo testo che potrebbe appartenere a chiunque abbia concluso un amore con qualche rimpianto – “Baby we were good, we were almost perfect. I’d say it’s your fault, but you don’t deserve it. You won’t get back what we had with no one.” ("Tesoro, noi stavamo bene, eravamo quasi perfetti. Ho detto che è stata colpa tua, ma non te lo meriti. Non potrai avere con nessunaltro quello che avevamo noi").
“Truthfully” è la disperata ammissione nata dalla consapevolezza di amare qualcuno senza essere amati allo stesso modo. Come se tutto questo non bastasse a dilaniare l’anima, l’unico accompagnamento alla voce di Joe è una chitarra acustica. Meravigliosa.

Questo eponimo si presenta come un ottimo primo disco: è energico, ha voglia di stupire e di intrattenere ed è esplicito quanto basta per attirare l’attenzione; i testi sono per lo più leggeri e sono stati scritti con il chiaro intento di far divertire. I DNCE sono riusciti nell’intento di trasmettere la loro pazzia. Forse è un po’ troppo centrato sugli aspetti sessuali lasciando uno spazio molto piccolo all’introspezione e le tracce potevano unica pecca è la disposizione delle tracce che probabilmente potevano essere disposte in modo da rendere l’ascolto meno confuso. Ma nonostante questo il disco funziona.
E se il disco funziona… va bene ugualmente, giusto? 

TRACKLIST

01. DNCE (03:50)
02. Body Moves (03:56)
03. Cake By The Ocean (03:39)
04. Doctor You (03:12)
05. Toothbrush (03:51)
06. Blown (03:17)
07. Good Day (03:38)
08. Almost (02:55)
09. Naked (03:56)
10. Truthfully (03:02)
11. Be Mean (03:31)
12. Zoom (03:41)
13. Pay My Rent (03:13)
14. Unsweet (03:20)
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