«SUNLIT YOUTH - Local Natives» la recensione di Rockol

Local Natives - SUNLIT YOUTH - la recensione

Recensione del 15 set 2016 a cura di Vittoria Polacci

La recensione

Dei Local Natives non si sente parlare dal 2013: il gruppo, attivo dal 2005, aveva raggiunto un discreto livello di successo con il singolo “Breakers” all’interno dell’album “Hummingbird”. Al tempo i suoni erano essenziali, impreziositi di tanto in tanto da ovattati fill di batteria, ma senza particolari eccessi o ridondanze.

Con il loro nuovo lavoro “Sunlit youth” la band pare aver espresso la chiara intenzione di mettere più carne al fuoco, e di far crescere il proprio sound immergendosi, più di quanto abbia fatto in precedenza, nel mondo dell’elettronica.

Lo si percepisce nel pezzo di apertura “Villainy”, a rappresentazione dell’intero disco: sulla base minimale di pochi essenziali accordi del piano, si sommano i suoni artificiosi del synth, il basso rotondo e corposo, i cori rarefatti, per dare luce a un risultato per niente scontato. La sensazione trova conferma anche nell’altro singolo “Coins”, sul tema amaro della giovinezza che passa, nonostante sia un brano costruito su sonorità più morbide e autentiche. L’apice di questo nuovo clima viene forse toccato dalle magnetiche “Masters” e “Mother Emanuel”, che intrattengono l’ascoltatore senza mai sbilanciarsi in un vero e proprio crescendo. 

«Molta eccitazione riguardo al disco deriva dal fatto di aver sperimentato nuovi modi di creare brani. Inizi pensando “Cosa voglio ascoltare?”. Dimenticatevi tutto quello che abbiamo prodotto finora e quello che il pubblico potrebbe aspettarsi», ha dichiarato Ryan Hahn, chitarrista e voce dei Natives. Senza dubbio le sonorità elettroniche più ricche e sofisticate hanno apportato una nuova linfa alla produzione dei cinque musicisti. Tuttavia, non so se si possa parlare di vera e propria svolta. È vero: gli archi hanno lasciato il posto a strati e strati di campionamenti più elaborati, l’andamento dei brani è forse più ipnotico, e in alcuni casi i cori sottili regalano al disco la patina suggestiva della musica ambient. Ma i brani sembrano aver mantenuto lo stesso scheletro e lo stesso portamento dei dischi precedenti: una coerenza che senza dubbio lascerà soddisfatti i fedelissimi della band californiana. 

TRACKLIST

01. Villainy (03:43)
02. Past Lives (03:43)
03. Dark Days (03:01)
04. Fountain Of Youth (03:53)
05. Masters (04:24)
06. Jellyfish (02:50)
07. Coins (03:58)
08. Mother Emanuel (03:44)
09. Ellie Alice (02:56)
10. Psycho Lovers (03:54)
12. Sea Of Years (05:10)
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