«NOTHING'S REAL - Shura» la recensione di Rockol

Shura - NOTHING'S REAL - la recensione

Recensione del 28 lug 2016 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Farsi chiamare sciura a venticinque anni potrebbe già essere considerato un buon risultato, da un certo punto di vista. Chissà se qualcuno lo ha fatto notare a Aleksandra Lilah Denthon, che lo ha scelto come proprio nome d’arte nella significativa variante di Shura, magari in occasione della sua recente esibizione al parco di Monza. “Sciura” in Lombardia e zone limitrofe è il termine con cui si indica la signora dell’alta borghesia, non proprio nel fiore della gioventù.


La ragazza, da Manchester ma di origini russe (e forse anche meneghine, chissà), ha da poco pubblicato il primo album completo, dal titolo “Nothing’s real”, dopo una serie di singoli con cui ha iniziato a far girare il suo nome e soprattutto dopo quella “Touch”, grazie alla quale è riuscita a ritagliarsi uno spazietto tutto suo nella vastità del mondo di YouTube, con un video da oltre ventiseimila visualizzazioni.
Nel disco di debutto, la giovane Shura dimostra di avere ben chiare le idee sulla propria musica e sulle fonti di ispirazione, scrivendo e arrangiando tutto con il solo aiuto del musicista Joel Pott. Un'opera certosina di ricerca e di riscoperta di suoni del decennio pop per eccellenza: gli anni Ottanta delle spalline selvagge e delle cotonature violente. Alla BBC ha dichiarato di aver creato il suo personale elettro-sound perché non riusciva a riconoscersi nella musica che aveva intorno, e i numeri sembrano essere dalla sua parte.

In “Nothing's real” Shura, in realtà, non inventa nulla di nuovo se non una sorta di modernizzazione di suoni a presa rapida che, eterei e sofisticatamente retrò, scivolano veloci insieme alla sua voce delicata, con alcuni passaggi che sembrano uscire direttamente dai singoli di Madonna prima versione. L'album dà però il meglio di sé quando i toni si fanno più oscuri, come in “What happend to us”, in cui fanno la comparsa anche chitarre dall’incedere serrato. Insomma, la ragazza viene pur sempre da Manchester e un po' di dark wave evidentemente è insita nel dna dei suoi abitanti.

Senza soffrire dell'effetto “già sentito tutto”, i 13 episodi che compongono il disco spaziano su tematiche personali e su esperienze vissute dall'artista in prima persona. Shura racconta di sé senza paura di scoprirsi indifesa, come nella vicenda dell'attacco di panico che l’ha spaventata ma che le ha fornito gli spunti giusti per i testi, a partire dal titolo stesso dell'album: “Mi sentivo morire ma non era vero”. Superato di slancio l’effetto da diario segreto, “Nothing’s real” è un piacevole pop capace di cullarci pigramente in questi scampoli d'estate senza richiedere troppa attenzione, ma a cui si potrebbe chiedere maggiore carattere. Quello che ci resta nelle orecchie è un prodotto che non risulta mai stucchevole o posticcio, ma anche senza pretese particolari, ed è un peccato: sofisticato sì, ma piuttosto algido, come la sua autrice tende ad apparire.



 

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