«TAKE HER UP TO MONTO - Roisin Murphy» la recensione di Rockol

Roisin Murphy - TAKE HER UP TO MONTO - la recensione

Recensione del 21 lug 2016 a cura di Emiliano Raffo

La recensione

 Come archiviare lo scorso secolo godendosi il breve successo con i Moloko ed entrare poi nel nuovo millenio con tutt'altra testa, in nome di un'evoluzione che, a un certo punto, è stata quasi rivoluzione.
“Take Her Up To Monto”, quarto album in undici anni circa (a un anno solo dal precedente “Hairless toys”) per Roisin Murphy, è probabilmente la dichiarazione artistica più esplicita di un'autrice a tratti visionaria, in altri momenti quasi indecisa.

Il valore dell'identità, nell'odierno circo della pop music, è un concetto probabilmente sopravvalutato. Un po' come quello delle opinioni su facebook. Tuttavia, nonostante nella Murphy alberghi un sano e lampante istinto trasformista, è chiaro che la quarantenne (“early 40's”) irlandese, soprattutto da quando si è messa in proprio, ha tenacemente (ri)cercato una forte e riconoscibile dimensione propria. In quest'ottica, “Take Her Up To Monto” accentua sempre di più la struttura sonora elettronica (stilizzata, degna di un algido sound design di matrice europea) di brani pop che oscillano tra l'impalpabile (voluto) e il vagamente canticchiabile. Il pendolo oscilla, regolare e un po' monotono, indicando ora Kate Bush e Laurie Anderson (è il lato “avant” della Murphy), ora La Roux e lo Scando-pop.
C'è un mondo nei brani di “Take Her Up To Monto”, ma le scelte di Roisin paiono tutte andare nella direzione di un autentico, e perché no attraente, ossimoro: pop introverso. Laddove infatti, in mani più semplici (o più sapienti a livello melodico?), un brano potrebbe “aprirsi”, la Murphy spesso va a “chiuderlo”, quasi non volesse rischiare di giungere a “becere” conseguenze (un ritornello che non ti stuzzica, ma ti tormenta? Una melodia già sentita anziché una deviazione più obliqua?). Ha tutto un senso, sia chiaro, ma abbracciare con slancio un disco del genere è anche una scelta.

E così, nel mezzo di un evoluto contesto in cui minimalismo, electronica, microhouse (“Mastermind”), fraseggi alla Cliff Martinez e quant'altro si mescolano e si incontrano senza forzature, nascono brani che avrebbe potuto addirittura cantare Sarah Cracknell (“Lip service”). Simbolo di questa collezione è “Nervous sleep”, che si regge su fragili pulsazioni notturne e alla fine decide di rimanere lì, sospesa. “Thoughts wasted”, ad esempio, ci impiega tre minuti per lasciarsi andare, poi rivela la sua reale natura con un recitato tenebroso e incalzante.
E' un album, in gran parte, insulare e da ore piccole, “Take Her Up To Monto”. Sinceramente devoto a quel passato sperimentatore che ansiosamente disegnava il futuro (saltano in testa certe cose di Delia Derbyshire e del BBC Radiophonic Workshop), ma che nel cuore conserva una perturbante malinconia classic pop. Un album mai godereccio, spesso provocante, quasi sempre intrigante.

 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.