«HYPERCAFFIUM SPAZZINATE - Descendents» la recensione di Rockol

Descendents - HYPERCAFFIUM SPAZZINATE - la recensione

Recensione del 25 lug 2016 a cura di Simone Magnaschi

La recensione

Definizione di "cuore spezzato": hai 19 anni, è il 1997 e una delle tue band preferite passa per l'Italia ma sei troppo ammalato e non puoi andare. "Sarà per la prossima volta" pensi, ma i Descendents decidono di prendersi una pausa dai live in Europa che durerà 14 anni, fino al 2011. Caparbio, prendi il biglietto per Londra, sei alla O2 Shepherd's Bush Empire e i Descendents iniziano a suonare: primi due pezzi ok, ma durante il terzo pezzo "Silly girl" a Milo si spegne la voce. Non può più cantare decentemente: basta, nada, kaput. E il concerto si trasforma in un lungo supplizio che si conclude con te che torni in Italia con le pive nel sacco. 
Ecco che cos'è per me un cuore spezzato. 

Per raccontare i Descendents e i complementari All non basterebbero le poche parole che ho a disposizione. Attivi dal '78 con formazione spesso mutevole, possono essere considerati i precursori di uno stile di punkrock più orientato al pop e al surf che alla fine degli anni '90 partendo dalla California sarebbe poi esploso e diventato popolarissimo. I Descendents durante la loro carriera si fermano spesso e la loro produzione è frammentata e discontinua. Basti pensare che il loro primo LP si intitola "Milo goes to college" perchè Milo Aukerman - il cantante - beh, doveva davvero andare al college, conseguendo poi un dottorato in biochimica. La distanza e le loro vite complicate daranno vita a soli sette full lengths nell'arco di quasi 30 anni.

Ed eccoci quindi al settimo capitolo della loro carriera, dopo Cool to Be You di 12 anni fa. Il disco è il risultato di un lavoro durato 3 anni e portato avanti attraverso l'invio di registrazioni avanti e indietro tra il Delaware dove abita Milo Aukermann, il Colorado che ospita Bill Stevenson e Karl Alvarez e l'Oklaoma dove risiede Stephen Egerton e occasionali incontri a Fort Collins per provare e registrare i pezzi. Il risultato di questo lavoro è una quantità notevole di materiale (16 tracce nella versione standard e 21 in quella deluxe). Non aspettatevi chissà quali novità o quali cambi di stile: siamo di fronte ai più classici Descendents (non che sia un male, ben inteso).

Chi già li conosce sa che giocano le loro carte su due linee direttrici principali: un'anima più aggressiva che pervade i pezzi più tipicamente punkrock e hardcore e l'altra più pop, che apprezzo di più, e che ha dato vita alle mie canzoni preferite. Questo dualismo stilistico non è per niente semplice da gestire ma loro riescono senza problemi a passare da un mood all'altro e spesso a fondere i due tra loro. In questo Hypercaffium Spazzinate infatti le linee si alternano e si incrociano spesso, donando un bel ritmo e respiro a un disco molto ricco (16 pezzi non sono pochi).    
Alla veemenza di pezzi come "Feel This", "No Fat Burger", "Testosterone", "Limiter" (il mio preferito) o "We Got Defeat" si contrappone la melodia di "On paper", "Without Love", "Smile", "Fighting Myself" e "Beyond the music".

Come suona Hypercaffium Spazzinate? L'impressione di volume è alta, il disco arriva bello diretto ma non c'è confusione e il suono è pulito e ordinato. Il risultato non è abrasivo e riuscito quanto "Everything Sucks", ma decisamente meno anonimo di "Cool to Be You".

La prestazione di Milo è ottima. Sapete cosa vuol dire essere "fuori posto in ogni posto"? Sapete cosa vuol dire essere nerd per davvero, sentirsi inadeguati sempre e comunque? Milo lo sa da sempre e ce lo sputa in faccia con una voce il cui timbro sembra essere immutato nel tempo. Nelle liner notes dice che per lui è stato molto positivo avere la possibilità di entrare in studio ed essere libero di uscirne senza voce dopo una lunga session di registrazione. L'impressione è quella di uno che ha dato tutto, una performance davvero intensa e notevole, che riesce a tirare su anche i pezzi meno riusciti del disco.

Bill Stevenson (tra gli altri batterista di All e Black Flag) è una macchina da guerra, un uomo che è riuscito a sopravvivere a un tumore al cervello grande come una palla da tennis recuperando forma fisica e mentale; batterista dal suono e ritmo inconfondibile: non molla mai, sui pezzi tirati o sui mid tempo non fa differenza, le sue parti sono dirette, essenziali e riempite dal suo tipico "surf beat" prestato al punkrock. Un omone di più di 100 chili che distrugge pelli e fusti di batteria con nonchalance aiutato al basso da Karl Alvarez, in costante andirivieni sui tasti, mai fermo sulle singole note. Stephen Egerton dal canto suo riempie le medio alte con la chitarra sempre in battere e i suoi riff pieni di accordi a volte assurdi e dissonanti ma che ci stanno sempre (l'ho sempre odiato per quanto fosse difficile tirare giù e suonare una sua parte di chitarra).

Se il punkrock è una delle cose che ti piacciono nella vita, i Descendents non possono lasciarti indifferente. Rappresentano tutto quello che lo spirito del punkrock incarna: frustrazione, urgenza, ironia, avversione alla conformità, amore, rabbia e voglia di riscatto. E hanno quello che la maggior parte dei gruppi non ha: un'identità inconfondbile e non ignorabile. 

"Hypercaffium Spazzinate" non è "Everything Sucks" ma è un gran disco e merita decisamente la vostra attenzione e il vostro tempo. 

Siate curiosi.

TRACKLIST

01. Feel This (01:14)
02. Victim of Me (01:36)
03. On Paper (01:45)
04. Shameless Halo (02:05)
05. No Fat Burger (00:43)
06. Testosterone (01:22)
07. Without Love (03:19)
08. We Got Defeat (00:57)
09. Smile (03:10)
10. Limiter (02:07)
11. Fighting Myself (02:13)
13. Human Being (00:40)
14. Full Circle (01:54)
15. Comeback Kid (02:18)
16. Beyond the Music (02:23)
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