«CLEAN YOUR CLOCK - Motorhead» la recensione di Rockol

Motorhead - CLEAN YOUR CLOCK - la recensione

Recensione del 06 giu 2016 a cura di Andrea Valentini

La recensione

La sindrome del “se ne vanno sempre i migliori” è quanto di più fastidioso al mondo – soprattutto nell’era del Web, in cui a ogni notizia di decesso seguono ondate di commozione e stima da parte di fan che fino a 20 minuti prima fan non erano. Ebbene Lemmy, al netto dei coccodrillisti dell’ultima ora, era davvero uno dei migliori, un rocker che ha fatto grande musica e ha anche contribuito a perpetrare un mito, un’immagine e un’idea di rock’n’roll che altrimenti sarebbe già perita un paio di decenni fa (se non di più). La sua scomparsa il 28 dicembre del 2015 è stata un bruttissimo colpo, in pratica si è aperta una voragine incolmabile nell’immaginario rock: nessuno potrà sostituirlo, è chiaro e palese. Siamo ancora tutti frastornati e, oggettivamente, non abbiamo realizzato che non ci saranno più nuovi album dei Motörhead – anzi, non ci saranno più i Motörhead punto e basta... questo è un concetto davvero duro da digerire, perché i punti saldi, i pilastri e le certezze sono indispensabili nella vita dell’essere umano.
Nell’ottica di metabolizzare la perdita, giunge questo live album (con tanto di dvd annesso), che immortala due concerti tenuti a Monaco (Germania) il 20 e 21 novembre dello scorso anno. Sono le ultime registrazioni live in assoluto per la band, ma anche due fra gli ultimi show tenuti da Lemmy e i suoi, che ne fecero soltanto altri otto prima di ritirarsi per quelle che parevano semplici vacanze natalizie.

“Clean your clock” non è materiale semplice da approcciare per un motivo molto immediato: è un canto del cigno, un addio (inconsapevole all’epoca della registrazione), un ultimo saluto fatto senza sapere che si trattava di un addio. Insomma, è difficile non farsi venire il magone ascoltando Lemmy un po’ affaticato, che tiene però testa al suo pubblico da consumato showman, offrendo versioni rocciose – anche se leggermente più studiate e meno furiose – dei classici della sua carriera.
I titoli da antologia ci sono tutti (dall’iniziale “Bomber”, a “Orgasmatron”, passando per “Overkill”, “Stay clean”, “No class”...) e nessun fan nuovo o della vecchia guardia potà dirsi deluso; a ciò aggiungiamo che Lemmy non rinuncia a battute istrioniche, a giocare col pubblico... dedica anche “Doctor rock” a Philty Animal Taylor, ex batterista della band che era morto una settimana prima (l’11 dicembre): un momento che, col senno di poi, è da brividi gelidi alla schiena.
Insomma, siamo di fronte a un altro disco live dei Motörhead, che dal vivo sono sempre stati una garanzia – questo è il succo di “Clean your clock”, con il dettaglio non trascurabile che con questo Lemmy ci ha salutato. E in quest’ottica è particolarmente toccante la lunga coda di feedback sul finale di “Overkill” (ultimo brano in scaletta), mentre Lemmy, Mikkey Dee e Phil Campbell – abbandonati i propri strumenti – salutano il pubblico adorante... un suono che sembra un presagio minaccioso.

Ottimo il video incluso con il disco, ben girato e impreziosito da numerose angolazioni di ripresa, che rendono dinamica la visione.
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