«MILLANTA TAMANTA - Wow» la recensione di Rockol

Wow - MILLANTA TAMANTA - la recensione

Recensione del 30 mag 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Leo e China. Un lui e una lei; il nucleo degli WOW, band romana che dopo un inizio grezzo, cantato in inglese, sghembo e straniante inciso su EP nel 2013, è passata al disco in italiano da undici pezzi intitolato “Amore”. Un disco estremamente vintage e pop, cantautorale però punk e psichedelico; diciamo dall’animo sperimentale per far prima. Era il 2014 e con “Amore” la band riesce a distinguersi seriamente.

“Millanta Tamata” è il titolo nuovo disco degli WOW. Ad oggi, quando scrivo, conto una decina di giorni dall’uscita e per me questo lasso di tempo ha funzionato da periodo di incubazione di una serie di pensieri, la maggior parte legati al mio rapporto con questa band più che con la tipologia di musica che essa propone. Perché prima ancora di entrare nello specifico del sound e della scrittura, prima di chiedermi se e perché questo nuovo album mi piacesse, quello che ho pensato dopo parecchi ascolti è che effettivamente la cosa migliore di una band come gli WOW sta nell’aver portato il loro passato nel presente, nel non aver mai abbandonato il loro essere per poterlo così portare ad nuovo livello.
Mi piace che gli WOW cantino in italiano pezzi dal sapore così fortemente anni Sessanta, che tutti i nomi e riferimenti che sono saltati fuori in questi anni, da Mina (per via di “Dove sei”, pezzo dell’anno scorso) a Patti Pravo e il Piper, siano effettivamente veri. La nostra Tradizione. Mi piace però molto di più che questo non sia un limite ma serva a far risaltare gli arrangiamenti e, più in generale, la composizione, il vero terreno di gioco su cui continuare a sperimentare e mantenere viva la fiamma alternativa.

E a questo punto arriviamo ai brani. Sono nove e sommariamente possiamo suddividerli in due grandi gruppi. Il primo, composto da “Aria”, “Il mondo”, “Ah Ah Ah” e “Il caldo”, costituisce la parte più immediata del disco, quella con cui entrare in empatia direi piuttosto in fretta. Pezzi diretti e melodie pulite accompagnate dalle ottime interpretazioni di China, qui nei panni di una sempre più fascinosa e suadente performer d’altri tempi. Il secondo invece porta avanti l’altra anima degli WOW, quella più alternativa cui facevo riferimento poco fa; “Le mie manie” (davvero ottima), "Le pointeur de fleury" (pezzo interamente cantato in francese, ça va sans dire), “Bianche” e la titletrack “Millanta tamata”. Qui il discorso si fa più acido e rarefatto, un mondo cantautorale lisergico decisamente interessante che spero e mi auguro si consolidi con il tempo arrivando ad essere cifra stilistica. Possibilmente più prima che poi. Di questi “Bianche” è il pezzo che preferisco, forse il migliore del disco, con quella cadenza quasi litanica e l’incedere trascendentale di una voce che guida il ricordo direttamente a Grace Slick. Complimenti a tutti e in particolare alla sezione ritmica Cheb Samir e Thibault Bircker (diventati ex membri una volta completato il disco), e Gianlorenzo Nardi, all’oboe e alla sega musicale. Nel mezzo di tutto ciò, ecco “Arriva arriva”, scritta (e si sente parcchio) dall’amico Calcutta che con gli WOW ha più di un momento passato in comune. Un buon pezzo, non eccezionale, che però mi ha aiutato a mettere in fila questo disco per come ve l’ho fin qui descritto.
Resta poco da aggiungere: “Millanta tamata” è un’espressione che non ha significato; i ragazzi l’hanno presa da “Favole al telefono” di Rodari. Quella degli WOW del resto lo è. Una favola intendo. Più Alice nel Paese delle Meraviglie che Cappuccetto Rosso, ma sempre con un tocco di entrambe. Per questo è un disco che mi piace: perché sorprende ed è interessante. Un disco di cambiamento, di transizione, di maturazione, di sperimentazione; cupo e colorato allo stesso tempo.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.