«FUORI DA QUI - Jake la Furia» la recensione di Rockol

Jake la Furia - FUORI DA QUI - la recensione

Recensione del 29 apr 2016 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

Jake La Furia è storia del rap italiano: se ci fosse una "hall of fame" del genere, ci entrerebbe di diritto e anche nei primissimi posti. Il successo dei Club Dogo è alla base della seconda vita del genere musicale in Italia: senza di loro probabilmente avremmo avuto la possibilità di ascoltare molti meno dischi rap tricolori. Nel bene e nel male.
Jake ha contribuito a rianimare un movimento, forse a ricrearlo; ha alimentato una fanbase che non sempre rispecchia le aspettative di un artista. E lo dice anche lui in una delle barre più riuscite del nuovo disco da solo, "Fuori da qui: "Siamo passati dall'inferno della musica di nicchia per finire dritti in un inferno di bimbiminchia"

"Fuori da qui" è un disco cruciale per la carriera artistica del rapper di Milano. I Dogo sono in pausa, Guè cavalca la sua fase solista e a breve uscirà con un disco-evento insieme a Marracash (entrambi usciti dal loro ultimo album solista con risultati inferiori alle attese).
E Jake? Non può puntare ad un esercito di ragazzine urlanti, deve farsi strada a colpi di metriche taglienti e forse riconquistare anche un pubblico brutto, sporco e cattivo come lui.

In realtà questo disco conferma il suo avvicinamento alla melodia: nel CD canta in diversi brani (con la solita profusione di autotune) e i featuring con Luca Carboni e La Profunda Melodia ne sono la conferma più evidente: "Me gusta" potrebbe essere un buon pezzo per l'estate 2016, signori della discografia, puntateci.

"Fuori da qui" è un disco migliore di "Musica commerciale": ed è questa la notizia più importante. Quella negativa è che rimane comunque la sensazione che manchi ancora qualcosa, un ulteriore step qualitativo per rivendicare il legittimo ruolo di stella del rap anche in chiave solista. Lo stesso Jake ci tiene a sottolineare che siamo di fronte a un disco fatto con maggiore voglia, motivazioni e tempo rispetto all'esordio in solitudine: "Mi sono preso un anno per farlo per non ripetere gli errori del disco precedente. Ho scritto e registrato più del doppio delle tracce che poi ho scelto di inserire".

I fan del La Furia vecchia maniera apprezzeranno brani come "Testa o Croce", che non a caso vede la presenza di un elemento del rap underground come Egreen, chi ha ballato con "P.E.S." sgranchirà le gambe con la già citata "Me gusta" e ritroviamo, in continuità con il disco precedente, i feat dell'amico Emis Killa e Maruego, mentre una prima volta assoluta è quella di Fabri Fibra nel brano "Ali & Radici".
C'è spazio per brani intimisti ("Qualcuno" a dispetto delle buone intenzioni rimane un pezzo a cui manca un talento cantautoriale di scrittura) e tra quelli cantati il nostro preferito è "Non so dire no" una delle cinque tracce prodotte dal Dogo Don Joe. In "Life" Jake rispolvera con efficacia la sua ironia accompagnato da un campione del celebre brano anni 80 "Life is life". Un ultima nota: spiace che il booklet non presenti i testi del disco: nel rap dovrebbe essere un dogma.
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