«AMORE TOSSICO - Detto Mariano» la recensione di Rockol

Detto Mariano - AMORE TOSSICO - la recensione

Recensione del 28 apr 2016 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Un film di culto, difficile, duro, puro e sporco, per decenni quasi insabbiato – patrimonio di pochi che ne conservavano copie in VHS, magari duplicate più volte e di qualità pessima. Questa è la storia di “Amore tossico” (1983), il drug-movie con pulsioni neorealiste del mai troppo compianto Claudio Caligari: uno di quei classici che se lo vedi, non lo dimentichi. Per tutta la vita. Anzi, un film di quelli che ti entrano dentro e ti fanno ricordare le battute a memoria, tanto che ti trovi a utilizzarle nei dialoghi della vita quotidiana. “Ma come, dovemo svortà e te piji er gelato!?”... “Frena i freni, che c’è la farma”... “[Il limone] a me nun me lo danno perché sanno che me ce drogo”... “A bbella su tutte le ròte!”... “Che vuoi, oro o argento?”... gli esempi sono decine e decine.
Abbinate a quest’opera dalla forza non comune ci sono musiche più che adeguate. Anzi perfette, nell’aderenza e nella coerenza al discorso visivo. A firmarle fu un nome quasi leggendario, ossia Detto Mariano – compositore, arrangiatore, paroliere, pianista, produttore ed editore musicale, che in curriculum ha collaborazioni con Adriano Celentano, Al Bano, Mario Del Monaco, Mina, Lucio Battisti; per non parlare delle colonne sonore che ha composto (“Yuppi Du”, “I fichissimi”, “Il bisbetico domato”, “Delitto al ristorante cinese”, “La casa stregata”, “Eccezzziunale veramente”, “Il ragazzo di campagna”...). Insomma, un gigante alla regia e uno alle musiche. Semplice.
Era davvero ora, quindi, che qualcuno pensasse di stampare e rendere disponibile la colonna sonora di “Amore tossico” (che non era mai – e sottolineo mai – stata pubblicata prima d’ora!). Un bel colpo, dunque, per la Penny Records che giunge a colmare un vuoto non indifferente: e si badi bene, non siamo di fronte a un manufatto a uso e consumo di cinefili o appassionati della Settima Arte, magari nelle sue espressioni più elitarie. Perché questa colonna sonora è una vera gemma musicale, un disco che ci fa “svoltare” per dirla come i leggendari tossici di Ostia protagonisti del film (Cesare, Enzo e Chopper). Nelle sue atmosfere avvolgenti, questa sonorizzazione – fatta di temi ricorrenti, brevi schegge sonore, pennellate musicali e quadretti ambientali – è davvero imprescindibile, forte di un potere evocativo irrefrenabile, che penetra e restituisce in musica atmosfere umide, appiccicaticce, ansiogene, soffocanti e tragiche (come una crisi d’astinenza solitaria in pieno agosto).
Fra elettronica e post punk d’essai, con una siringa in tasca, un limone preso al bar e mezzo grammo di eroina nel portaoggetti della Simca 1000 metallizzata. Impossibile non restarne folgorati.
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