«JACK UCCIDE - Jack the Smoker» la recensione di Rockol

Jack the Smoker - JACK UCCIDE - la recensione

Recensione del 04 apr 2016 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

La Machete Empire Records è sicuramente una delle etichette indipendenti più interessanti del panorama rap italiano. Fondata da Salmo con la collaborazione di En?gma, El Raton e Dj Slait ha sfornato nel 2015 quel piccolo capolavoro che è “Suicidol” di Nitro e solo una manciata di settimane fa il validissimo “Hellvisback” di Salmo. Non facile quindi mantenersi su questi livelli con Jack the Smoker.

Giacomo Giuseppe Romano (questo il vero nome del milanese Jack, classe 1982, che con i suoi 33 anni è quasi un anziano nella giovanissima scena rap) arriva al secondo album solista a distanza di ben 7 anni dal primo “V.Ita”. In mezzo tante collaborazioni, mixtape, cambi di crew, battle di Freestyle e lavoro da produttore.
L'album è stato anticipato dai video dei primi due estratti del disco, “Burial” e “666”, seguiti dal terzo estratto “F*ck Fame” (con Nitro). Ricca la lista degli ospiti: dalla Machete arriva il già citato Nitro, En?gma (nel brano “La mia lama”) e Salmo (“Sogni d'odio”: è il miglior featuring del lotto e probabilmente anche il pezzo più convincente del disco), mentre da altre realtà metriche dello stivale arrivano il duo Gemitaiz e Madman (nel brano “Grazie a me”), Noyz Narcos e Ntò (“Sotto”) e Moses Sangare (“2 modi 2 mondi”).
In materia di beat il disco presenta molteplici firme: LowKidd, Retraz, Mace (già compagno di rime di Jack ai tempi de gli Spregiudicati), Mordecai, Ceri, Shablo, Big Joe, Denny The Cool, David Ice e Pherro). Tante firme per un disco che suona in realtà omogeneo e coerente pur senza una base che faccia sobbalzare sulla sedia durante i vari ascolti.
Qualche limite va segnalato anche sul fronte della scrittura: “Sono il capo, in questa merda io ci vivo, muori come una leggenda, seppeliscimi coi soldi, la classe non è acqua, sposato alle strade, la gente mia, fumo fino alle sei, queste troie fanno i soldi, lo sbirro, la vita è troia raga”, si sente rappare nel corso dell'album. Avete una sensazione di già sentito? Anche io. Ed è questo il difetto principale del disco. Sono temi che almeno 100 colleghi hanno già declinato in ogni possibile angolazione prima di lui, cucinato in ogni possibile salsa.
Questi due aspetti impediscono al disco di colpire pienamente il bersaglio. Non che Jake non sia capace di infilare qualche bella frase ad effetto, ma non lo fa in modo costante, adagiandosi su rime a cui difetta la novità. Speriamo che il fumatore voglia lavorare su questo aspetto per un nuovo lavoro, possibilmente senza farci aspettare altri sette anni.
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