«MIND OF MINE - Zayn Malik» la recensione di Rockol

Zayn Malik - MIND OF MINE - la recensione

Recensione del 25 mar 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

I numeri: in sei settimane Zayn Malik ha totalizzato oltre 285 milioni di visualizzazioni su YouTube con sei tra video e versioni solo audio delle sue canzoni. Su Spotify, in un mese, ha raccolto 19 milioni e mezzo di stream: in questo periodo è il 10° artista più ascoltato nel mondo. Gli One Direction sono 39°, con 12 milioni e mezzo di stream, nella stessa finestra (e con catalogo molto più ampio, ma non avendo pubblicato musica nuova dalla fine del 2015).
Un’operazione pressoché perfetta quella del lancio della carriera solista di ZAYN (questo il suo nome artistico ufficiale), che culmina oggi - esattamente un anno dopo l’uscita dagli One Direction - con la pubblicazione di “Mind of mine”.

Il gruppo lasciato nel momento di maggior successo; il gruppo che va avanti - ma fatica, e si prende una “pausa”; qualche polemica con gli ex, e le prime canzoni che segnano un distacco netto, anche musicale dal passato. Un canovaccio che per i fan è stato traumatico, ma che chi segue la musica da qualche anno in più conosce già (ricordate l’uscita di Robbie Williams dai Take That?).
L’ascolto di “Mind of mine” conferma che questa storia è stata raccontata benissimo, anche nella scelta delle canzoni e dei suoni. Chi ha ascoltato i primi brani diffusi negli ultimi mesi, da “PiLlOwT4lK” a “iT’s YoU” a “BeFoUr”, sa cosa aspettarsi dall'album intero, ovvero canzoni che più che al pop-rock degli One Direction guardano all’R ’n’B contemporaneo ed elettronico.


Il modello attuale di Zayn Malik è chiaramente Frank Ocean, e non a caso dietro il banco di regia di "Mind of mine", in diversi brani, c’è Malay, co-produttore di “channel ORANGE”, forse il disco che negli ultimi anni ha segnato di più la musica r 'n' b, individuando una terza via tra il pop sincopato e iperprodotto alla Timbaland e l’approccio più tradizionalista di artisti come Alicia Keys e John Legend.

Zayn, pur avendo radici diverse, prova proprio a percorrere quella via: le prime sei canzoni suonano quasi come una suite, basata su ritmi elettronici, sincopati ma avvolgenti, che riprendono le atmosfere di “PiLlOwT4lK”; tutto il disco, da “wRoNg” a “BoRdErZ” ripercorre (bene), questa via, dando molto omogeneità al lavoro - persino troppa, a tratti.
Qua e là Zayn prova a giocare con qualche altri suono, ma senza esagerare: in "Intermission: flower” recupera le proprie radici con suoni arabeggianti; in “rEaR vIeW” e “TiO” alza il numero dei BPM (ma non di molto), “Bright” ricorda (vagamente) i Depeche Mode, nella già nota “Like I would” gioca con l’EDM, ma in maniera non caciarona, in “She don’t love you” con il funk. In “Fool for you” piazza una ballata che parte come semplice piano e voce, e poi si apre in maniera molto tradizionale (giusto per ricordare che sa fare anche l’r ’n’ b standard), in “Blue” ripete l’operazione, ma in maniera ancora più minimale.
I numeri, dicevamo, per il momento gli danno ragione. Sarà interessante vedere come sarà accolto il disco intero, sia dai fan, sia dal pubblico a cui mira, che è più adulto.
Intanto, però, musicalmente, il progetto funziona: canzoni piacevoli, dai suoni che riescono ad essere contemporanei senza essere troppo cervellotici. “Mind of mine” è un album che mira a fare di Zayn non tanto l’ex membro di una (ex) boy band, quanto un artista dal profilo più maturo.

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