«ECCOMI - Patty Pravo» la recensione di Rockol

Patty Pravo - ECCOMI - la recensione

Recensione del 19 feb 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Se Patty Pravo non avesse partecipato al Festival di Sanremo, per presentare questo nuovo album, "Eccomi", sarebbe stata costretta a sedersi dietro il bancone di qualche talent show. Ché, è inutile girarci intorno, con la discografia in crisi, ai cantanti italiani - anche a big della sua portata - sono rimaste solo due vetrine per promuovere la loro musica: Sanremo e i talent. E invece, l'ex ragazza del Piper ha scelto di andare a Sanremo (in gara, non come ospite: "Ho preferito mettermi in gioco, cantare cose nuove anziché hit", ha detto), consapevole del fatto che andare a dispensare giudizi in un talent sarebbe stato poco dignitoso per la sua carriera. E a Sanremo non ci è andata solo per ricevere, ma anche per dare: Patty ha infatti voluto festeggiare i suoi 50 anni di carriera sullo stesso palco dove ha cantato brani storici del suo repertorio come "La spada nel cuore", "Per una bambola" e "...E dimmi che non vuoi morire". La partecipazione al Festival è stata un successo: sesto posto nella classifica finale, premio della critica e affetto del pubblico rinnovato (e ritrovato). Apprezzabile il fatto che la cantante abbia deciso di presentarsi a questo importante appuntamento con un nuovo album di inediti e non con una raccolta, quasi andando controcorrente rispetto alle tendenze del mercato.



Tutto molto bello. Ma "Eccomi", ventiseiesimo disco di inediti della cantante veneziana, non è esattamente il disco che ci si aspettava da Patty Pravo (una che ha fatto la storia della canzone italiana) dopo cinque anni di silenzio discografico e cinquant'anni di onorata carriera. Lei, interprete importante di capolavori come - solo per citarne alcuni - "Se perdo te", "La bambola", "Non andare via", "Tutt'al più", "Pazza idea", "Morire tra le viole", "Pensiero stupendo", si cimenta ora con un repertorio che non è sempre tutto all'altezza del suo passato.

"Eccomi" è frutto di ben cinque anni di lavorazione: archiviata la promozione del precedente "Nella terra dei pinguini" (2011), la cantante ha cominciato a lavorare a nuovi brani da includere in un nuovo disco. Così, tra il 2012 e il 2013, sono arrivate canzoni come "Com'è bello far l'amore" (scritta da Bruno Zambrini, autore di "La bambola"), "La luna" (di Vasco Rossi e Gaetano Curreri, originariamente scritta per Fiorella Mannoia) e "Non mi interessa" (scritto da Niccolò Agliardi e Ermal Meta e inciso in duetto con lo stesso Meta). La pubblicazione dell'album, più volte annunciata, è altrettante volte rimandata (ecco spiegato il titolo del disco, che non allude a nessuna trasformazione, ma solo ai vari ripensamenti): probabilmente, però, Patty non era del tutto convinta della direzione che stava prendendo il nuovo album, e ad un certo punto ha fatto tabula rasa ed è ripartita da capo, con un progetto meglio organizzato. Ha chiamato a raccolta 18 tra autori e cantautori italiani: alcuni più noti, come Tiziano Ferro, Giuliano Sangiorgi, Gianna Nannini; altri meno, come il pressoché sconosciuto Giangi Skip ("Mi ha riparato un mixer e mi ha confidato di scrivere canzoni. Gli ho chiesto di farmi ascoltare qualcosa, e mi ha mandato 'Nuvole'", ha raccontato lei). Poi, ha raggiunto il produttore Michele Canova a Los Angeles: le registrazioni di "Eccomi" si sono tenute presso i Sunset Sound Studios, pure con qualche visita agli studi milanesi del produttore.
In un anno e mezzo, Patty ha ascoltato qualcosa come 700 canzoni, ridotte a 20, fino ad arrivare a questi 12 brani, piuttosto variegati a livello di arrangiamenti e sonorità: si spazia da ballad dal ritmo ternario sporcate di elettronica come "A parte te" (di Giuliano Sangiorgi) a pezzi dall'impronta musicale più minimal come "Se" (di Samuel Umberto Romano dei Subsonica), passando per episodi più sbarazzini come "Possiedimi" (di Gianna Nannini e Pacifico, una canzone che parla di un rapporto sessuale: "Possiedimi, arriva fino in fondo, tutta la mia pelle sa di te", recita un verso del testo) e altri più rockeggianti come "Un uomo semplice" (di Francesca Xefteris) e "Come una preghiera" (di Andrea Regazzetti e Cheope).

Un repertorio non del tutto all'altezza del passato della cantante, dicevamo: quando si parla delle nuove canzoni di una come Patty Pravo, è inevitabile il confronto con il passato. "A parte te" è una bella ballad che racconta di quando nell'amore subentra l'abitudine, ma non si ha il coraggio di troncare il legame ("Amore mio cos'è che ci ha fatto poi annoiare, non ricordo più chi è ad essere speciale", canta Patty nel ritornello, interpretando le parole con il trasporto di sempre); "Qualche cosa di diverso", di Zibba, è una canzone elegante e raffinata che offre un'altra bella e affascinante interpretazione della cantante veneziana, al pari della sanremese "Cieli immensi" (di Fortunato Zampaglione - nella versione contenuta nel disco, la voce di Patty è piena di eco) e di "Se chiudo gli occhi" (di Tullio Mancino, sulla fine di una storia d'amore). Per il resto, la cantante cerca di sporcarsi un po' le mani e di uscire fuori dalla sua zona comfort, ma non sempre ci riesce. "Ci rivedremo poi", di Matteo Buzzanca e Rachele Bastreghi, non è una canzone brutta, ma non arriva al punto; così anche "Se" (di Samuel dei Subsonica), che parte in sordina e che aumenta d'intensità crescendo. Quanto al duetto pop-rap con Emis Killa in "Non siamo eroi" (scritta dallo stesso Emis Killa insieme a Michele Canova, Massimiliano Dagani e Alessandro Erba): il rapper è presente con un duetto in cui lui canta quasi il doppio di lei, che resta decisamente in secondo piano (più bilanciato, invece, il duetto con Fred De Palma sulle note del rifacimento di "Tutt'al più", già proposto a Sanremo nella serata delle cover).

Tiziano Ferro, infine, è presente con "Per difenderti da me", una canzone che - almeno a livello strettamente musicale, il testo è molto bello - non è proprio all'altezza degli standard del cantautore, e lo stesso discorso vale per l'accoppiata Nannini-Pacifico e la loro "Possiedimi". Un peccato.
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