GUARDANDO IL CIELO

Warner (CD)

Voto Rockol: 3.0 / 5
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di Gianni Sibilla

Può scalare in TV il Monte Bianco, può postare selfie improbabili sui social network, tagliarsi i capelli a zero. Poi però Arisa canta, e con la sua voce le si perdona tutto. Perché di voci così in Italia non ce ne sono altre.


Che Arisa sia un personaggio lo sappiamo dagli esordi. E lo sa anche lei, che periodicamente torna a concentrarsi sulla musica, e lo fa a modo suo. Forse “Guardando il cielo” non ha avuto lo stesso effetto de “La notte” e di “Controvento" (rispettivamente seconda e prima a Sanremo) - anzi si è un po’ persa in questa edizione del Festival. Ma è una canzone precisa, pulita, perfetta - ci ha restituito il personaggio musicale al suo meglio, facendoci dimenticare quello non-musicale.
La notizia è che “Guardando il cielo”, l’album, è in realtà molto più vario e diverso. Non si appiattisce su un modello consolidato, per quanto perfetto, quello della ballata. Canzoni come la title-track e “Lascerò” rimangono le cose migliori dell’album, ma Arisa fa di più. In alcuni casi gioca con la voce ("Voce", appunto, con un'inizio che mi ricorda le sperimentazioni vocali dell'americano Fredo Viola). Oppure rivisita la canzone-canzone, come “L’amore della mia vita”: una ballata, sì, ma con una beat elettronico alla base che la rende più moderna. Una base che prende il sopravvento in "Come fosse ieri” e "Una notte ancora”, un 1-2 dai toni danzerecci e aggressivi (soprattutto nel testo esplicito della seconda). C’è spazio per il ritorno ad atmosfere retrò, come una “Donna come me” (quasi jazzata, non a caso messa subito dopo “Una notte ancora”) e “Per vivere ancora”, con una fisarmonica “alla francese”.
“Guardando il cielo” è un disco vario o un po’ schizofrenico: dipende da che punto di vista lo si prende. C’è che la voce di Arisa può cantare qualsiasi cosa - e quando ha delle belle canzoni (e capita, in questo disco) davvero non ha rivali.