«BADLANDS - Halsey» la recensione di Rockol

Halsey - BADLANDS - la recensione

Recensione del 14 set 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Halsey ha definito il suo primo album in studio come "un disco pieno di femminilità arrabbiata": si tratta di un concept album distopico nel quale la ventunenne cantautrice (se non la conoscete già vi invito a leggere la sua bio) immagina il futuro; alla base di tutto c'è uno stato di profonda tristezza e malinconia, e lo si intuisce già dal titolo: "Badlands" rimanda, come spiegato dalla stessa Halsey, allo stato mentale che ha portato alla scrittura delle canzoni e cerca di rappresentare fisicamente - con le "terre cattive", appunto - una personalità desolata e solitaria. Musicalmente parlando, "Badlands" presenta i due lati artistici di Halsey: uno è più pop e vede la cantautrice ricalcare topoi consolidati della musica pop contemporanea (ritornelli paraculi, testi universali, atmosfere sbarazzine - basti ascoltare "New Americana", che è la fotografia di una generazione di alternativi - la sua - cresciuti a pane, marijuana e Nirvana); l'altro è decisamente più underground e vede Halsey apparire come una "dark alternativa" (sonorità ricercate, atmosfere rarefatte, testi che raccontano drammi personali - come nel caso di "Control", sui suoi disturbi bipolari).

"Castle", "Drive", "Ghost" e "Control" sono pervasi da un mood oscuro e a livello di sonorità mischiano l'elettronica alla drum and bass, al trip hop e all'r&b (la voce è effettatissima e l'attenzione è rivolta ai piccoli dettagli, alle sfumature: degna di nota la produzione, che ha coinvolto numerosi producer internazionali: tra questi anche Tim Anderson, The Futuristics e Lido - la scrittura è infinitamente malinconica e, se vogliamo tracciare analogie o paragoni con artisti nostrani, ricorda vagamente quella di Elisa per profondità e sensibilità). Viceversa, "Hold me down", "Roman holiday", "Colors" e "New Americana" sono canzonette pop solari, super melodiche e caratterizzate da un'atmosfera che musicalmente parlando sembra fin troppo spensierata (la produzione pare rimandare al repertorio di Katy Perry e anche a livello di vocalità Halsey si avvicina molto al registro e al timbro della collega).

La forza di "Badlands" sta proprio in questo continuo oscillare tra stati d'euforia e altri più oscuri, tra gioia e disperazione, quasi a voler rappresentare materialmente la personalità bipolare della cantautrice: è un disco che non scade né nel pop di facile presa né nell'eccessivo sperimentalismo. Che poi sono pure le due strade che si aprono di fronte a Halsey; sarà interessante capire verso quale direzione (e in che modo) si muoverà la cantante con i suoi prossimi lavori: se sceglierà la strada del pop avrà buone possibilità di diventare la nuova reginetta del genere; se invece sceglierà la strada dello sperimentalismo, allora dovrà essere brava a ritagliarsi un proprio spazio in un panorama che al momento, a livello internazionale, sembra dominato da indomiti concorrenti.
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