«PAPER GODS - Duran Duran» la recensione di Rockol

Duran Duran - PAPER GODS - la recensione

Recensione del 11 set 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Rimanere rilevanti dopo quasi 40 anni di carriera è un’impresa ardua. Per tutti, e soprattutto se arrivi dal pop, dove suoni e mode cambiano alla velocità della luce. I Duran Duran tornano 5 anni dopo "All you need is now" - e ci provano con questo "Paper gods", in uscita il prossimo 18 settembre. E calano diversi assi.

"Paper gods" è il quattordicesimo disco di studio Simon LeBon e compagni, nonché il primo per la Warner - è stato in larga parte prodotto dalla band, che in alcuni casi si è però fatta aiutare da nomi come Mark Ronson (che aveva già lavorato all’album precedente), Mr. Hudson e Nile Rodgers, che negli ultimi anni è diventato - se possibile - ancora più importante di quello che già era e con cui la band aveva già collaborato negli anni ’80. E poi ci sono Janelle Monáe, Kiesza, John Frusciante, e persino Lindsey Lohan. Insomma, uno dei modi per rimanere rilevanti è a allungare la lista degli ospiti -  la carta del ritorno sulle scene se l’erano già giocata all’inizio degli anni zero, quando si riunì la formazione originale (Andy Taylor poi se n’è andato).

E poi c'è l'altro metodo di ricerca della rilevanza, quello dell'aggiornamento del sound, possibilmente mantenendo ben fermi alcuni punti, anzi giocando con il passato. Il risultato? "Paper gods" è un album che ammicca pesantemente alla storia del gruppo, cerca allo stesso tempo di essere attuale, e prova a guardare al futuro. Per dire, la copertina è un nuovo collage di riferimenti al primo periodo del gruppo (Il cappello della chaffeur, la tigre, lo champagne di "Girls on film"...). E Il primo singolo "Pressure off" (uno dei cinque brani già diffusi in rete) è basato sulla chitarra di Rodgers, e ricorda proprio "Notorius".


 

Poi ci sono i tentativi di suonare attuali, a tutti i costi. E non sempre funzionano: "Last night". il duetto con Kiesza è electropop senza arte né parte, con i tastieroni e la voce della cantante in apertura. Sembra un pezzo di Kiesza, e non è un complimento.

Decisamente meglio "Paper Gods", che è la cosa più interessante dell’album: 7 minuti, in cui il gruppo prova - e ci riesce, benissimo - a non suonare banale, a percorrere nuove strade.


In altri momenti, i Duran Duran provano a rifare un po’ il gioco dei Daft Punk (l’attacco di "Danceophobia"), ma senza la stessa classe; provano a rifare stessi, in versione aggiornata (la ballata "What are the chances?", con l’elettronica che colora il tutto, il pop di "Sunset garage" e "Change the skyline", l’inizio di "Butterfly girl").

Un discorso a parte merita la presenza di Frusciante, in tre brani: colora "Only in dreams" (con un giro funky alla Nile Rodgers), la finale "The universe alone" e What are the chances?" (un assolo appena accenato). Un tocco discreto, ma presente: la vera svolta musicale sarebbe stato averlo come chitarrista di ruolo per tutto l’album: dai tempi dell’uscita di Andy Taylor il gruppo ha non ha un vero chitarrista e un apporto del genere avrebbe dato un suono più omogeneo all'album.

Alla fine, "Paper gods" è un buon disco - ma appunto un po’ disomonogeneo, tenuto assieme soprattutto dalla voce di Simon LeBon, quella sì davvero inconfondibile. Dentro ci sono tante idee, alcune molto diverse tra loro, e non sempre funzionano. E' del buon pop, scritto, suonato e prodotto bene - ma questo, e tutti questi ospiti - non è la garanzia che i Duran Duran del 2015 siano ancora rilevanti. Se lo sono è soprattutto per il loro nome e per la loro storia: chi è cresciuto musicalmente negli anni ’80 non può potrà fare a meno di ascoltare con piacere questo album - anche chi al tempo non li poteva soffrire: la nostalgia appiana le differenze. "Paper gods" è un lavoro che rende onore a questo nome e questa storia. Non è poco, ma può non essere abbastanza.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.