«MADHITATION - Madh» la recensione di Rockol

Madh - MADHITATION - la recensione

Recensione del 10 lug 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Madh è un'eccezione. E' uno dei pochi non-vincitori di X Factor che ha realizzato un vero e proprio album in studio con la Sony (gli altri sono Giusy Ferreri, seconda a X Factor 1, e i Moderni, secondi nella quinta edizione vinta da Francesca Michielin). Questo "Madhitation" raggiunge il mercato a sette mesi dalla conclusione del talent, sulla scia dei piccoli-grandi successi riscossi dal cantante con il suo singolo d'esordio ("Sayonara", doppio platino e video da 3 milioni di visualizzazioni su YouTube) e con il suo primo tour (un giro nei club italiani, per un totale di 50 esibizioni in quattro mesi). E' un'eccezione perché fa un genere che in Italia, a livello mainstream, non fa praticamente nessuno; chi ha seguito l'ultima edizione di X Factor lo sa: Madh, con la guida del suo mentore Fedez (che ha deciso di seguirlo con la Newtopia anche per questo disco, come supervisore artistico), ha portato sul palco del talent brani originariamente incisi da artisti come Nneka, Asian Dub Foundation, Santigold, Robyn, spaziando dal rap alla trap, dal reggae alla drum&bass. Coerentemente al percorso rischioso e controtendenza fatto nel corso delle varie puntate del talent, Madh ha deciso di dare un'impostazione atipica e inconsueta anche al suo primo album di inediti, che si presenta come un mix di contaminazioni musicali che vanno dal pop all'hip hop, fino ad arrivare alla dancehall e al dream pop.

La parola chiave del disco è appunto contaminazione, per usare le parole dello stesso Madh (qui la nostra intervista); tra stili e generi diversi, contaminazione tra culture, contaminazione tra linguaggi diversi. Dentro "Madhitation" c'è tutto l'universo del cantante sardo, musicalmente e culturalmente parlando. Il punto di partenza è la musica soul, che ritroviamo per lo più nel particolare timbro vocale (Morgan, ai provini di X Factor, lo definì "l'imitazione scadente" di Mengoni), come elemento di sostrato sopra al quale si accumulano la musica elettronica, ritmi reggae ("Gong", "Vai", unico - e inaspettato - brano in lingua italiana), cori arabeggianti ("Boomerang", con bassi potentissimi), la dubstep (ascoltate il finale di "Triangle", una liberazione), ma anche atmosfere più acustiche e minimal ("Madhitation", il pezzo più rappato del disco) o addirittura classiche ("Tree", impreziosita dalla presenza della violinista cagliaritana Anna Tifu). La struttura è indefinita: ogni brano si compone di spunti ed idee tra loro diverse che si rincorrono, si contrastano, si con-fondono (come in "Powa-Faya", dal ritmo irregolare, febbricitante, un caos crescente). Ottimo il lavoro di Michele Figus alla produzione, soprattutto in fase di missaggio: ascoltare l'album è una goduria, un'esperienza quasi allucinante, soprattutto se lo si fa con un buon paio di cuffie (con suoni che arrivano come una pioggia inaspettata di frecce). Unico rischio che si corre è quello di perdere il filo del discorso, tanto è vario e tanto è denso di elementi il lavoro: le idee e gli spunti si susseguono in una narrazione anomala, discontinua, e quasi si dissolvono, impercettibili.

Due anni fa Madh si è convertito al buddismo giapponese di Soka Gakkai (qui potete approfondire); non è dunque un caso se i testi dei brani contenuti all'interno di "Madhitation" - decisamente metaforici - riprendono temi cari alle filosofie e alle religioni asiatiche: fiumi che scorrono ("River", primo singolo estratto dal disco), cime da raggiungere e superare ("Gong"), dialettica tra positività e negatività ("Triangle"), armonia ("Eyes on you", che parte con lo slogan "Ain't no guns", "Niente armi"), energie nascoste ("Powa-Faya") rinascita ("Tree") e meditazione ("Madhitation").

Tutto molto bello, insomma. Ma, c'è un ma, una breve riflessione: guai a considerare la musica di Madh come "sperimentale", "innovativa", "aliena". Lo è, certo, ma solo in relazione ai generi e ai prodotti in voga nel mercato discografico italiano; un disco come "Madhitation", all'estero, non sarebbe avvertito come una grande novità: sempre più spesso, ormai, in paesi come l'Inghilterra o la Francia, musicisti "alternativi" riescono ad imporsi nelle classifiche di vendita e a convincere la stampa specializzata (M.I.A., FKA twigs, Frank Ocean, Miguel, James Blake, SBTRKT, solo per fare qualche nome), divenendo mainstream. In altre parole, il rischio è quello di incensare Madh solo perché va ad occupare un posto che attualmente, in Italia, è vuoto. Se ha senso una proposta "alternativa" come quella di Madh, nel nostro Paese? Direi di sì: "Madhitation" è un lavoro coraggioso, un po' presuntuoso, fuori dagli schemi, non di facile presa sul pubblico del "pop" che va per la maggiore. Una ventata di novità, ogni tanto, non fa male a nessuno. Il futuro resta però incerto: sarà difficile, per Madh, riuscire ad imporsi nelle vendite e a tenere testa ai numeri che una major si aspetta da un suo prodotto (è un pioniere, in Italia, e come tutti i pionieri rischia di prenderlo in quel posto). La missione sarà compiuta solamente se ci riuscirà senza snaturarsi, senza scendere a compromessi, rimanendo autentico. Sarà difficile, ma sarà bello vedere fino a dove arriverà.
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