«JEKYLL + HYDE - Zac Brown Band» la recensione di Rockol

Zac Brown Band - JEKYLL + HYDE - la recensione

Recensione del 12 mag 2015 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Zac Brown e la sua banda arrivano dal sud degli Stati Uniti, dalla Georgia per la precisione. Nella carta geografica della musica stanno a cavallo di quella sottile linea che separa il country dal pop e dal rock, giusto per inquadrarli. E, come ogni frontaliero che si rispetti, l’andirivieni tra un genere e l’altro è all’ordine del giorno. Questi sono tempi in cui il country pop/rock è sonorità che gode di una certa benevolenza da parte del pubblico, o forse sono tempi in cui non esistono più molte distinzioni tra un genere musicale e un altro. Sia da parte di quello statunitense - che lo ha inserito nel proprio Dna come accade a noi con la melodia – che di quello al di fuori dei confini a stelle e strisce.

Con il nuovo album “Jekyll + Hyde” i ragazzi giungono alla loro quarta prova di studio sulla lunga distanza e promettono di aggiungere altri riconoscimenti a un palmares già di tutto rispetto che consta numerosi premi e nomination. Su tutti, i Grammy 2010 come “Best new artist” e il “Best country album” 2013 per il precedente lavoro “Uncaged”. Relativamente poco conosciuta dalle nostre parti la formazione sudista ha un percorso più che invidiabile – questo sì che conta, aldilà dei riconoscimenti e dei premi - nella classifica di vendita americana: il disco d’esordio “The foundation” (2008) raggiunse il nono posto, poi percorso netto, sia l’opera numero due “You get what you give” (2010) che il già citato “Uncaged” (2012) si issarono fino al primo posto. Destino condiviso con “Jekyll + Hyde”, finito direttamente a guidare la classifica nella settimana di pubblicazione, prodezze riservate a quanti vengono amati dalla gente. Tanto per dirne una.

Disco pregno, ben sedici brani, questo “Jekyll+Hyde” che si regala due collaborazioni di un certo spessore, Sara Bareilles e Chris Cornell. Duetti che mostrano le belle capacità della band alle prese con lo swing quando si accompagnano alla cantante californiana e al rock quando incrociano il microfono con la inconfondibile voce di uno dei guru del grunge. Duetti ben fatti e, s’immagina, presenti per provare ad allargare il raggio d’azione verso nuovo pubblico, forse internazionale. Perché, come scritto più sopra, i loro connazionali dimostrano con i fatti di amarli già abbastanza per quello che sono. Due per tutti: Dave Grohl che ci ha lavorato assieme dice di loro che sono fottutamente grandi, mentre Obama, sì, Barack Obama, non ha mancato di inserirli nella playlist presidenziale.

Le canzoni dell’album hanno tutte una bella pulizia a partire dalle radiofoniche “Beautiful drug” e “Loving you easy” che danno il via alle danze. Il gospel rurale di “Remedy” - “Everyone can be forgiven, One love and one religion, Open up your heart and listen, Love is the remedy” – rende al meglio il mood dell’intero disco, alla ricerca della redenzione dopo aver perduto l’innocenza. Non una sbavatura nell’allegro e godevole calypso “Castaway” dove l’uomo di buona volontà viene invitato a godersi la vita al sole di una vacanza, mentre “Tomorrow never comes”, proposta anche in versione acustica in chiusura, è una riflessione sulla vita.
La epica e drammatica “Dress blues” non manca di commuovere. “Young and wild” guarda con affetto al passato “So when I look back I just smile,We were young and wild”.

Ogni canzone racconta una storia e la racconta con un linguaggio semplice, molto comprensibile e coinvolgente. Un linguaggio che, come detto, mostra di essere apprezzato.
Album solidissimo questo “Jekyll+Hyde” della Zac Brown Band. Album ‘americano’ al 100%, che va diretto al cuore di ciò che si vuole comunicare confidando nell’empatia lasciando in un angolo inutili intellettualismi e incontrovertibilmente suonato con ottima perizia.
Non sono sicuro che possano rubare l’anima al grande pubblico al di qua dell’Atlantico. Aldilà, sono delle star oltremodo acclarate.
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