«ART OFFICIAL AGE/ PLECTRUMELECTRUM - Prince» la recensione di Rockol

Prince - ART OFFICIAL AGE/ PLECTRUMELECTRUM - la recensione

Recensione del 30 set 2014 a cura di Michele Boroni

La recensione

In questi tempi di grandi trasformazioni del mercato musicale ci ritroviamo spesso a chiederci quale sia per un artista oggi il senso di pubblicare un disco. Se poi l'artista in questione è Prince, un uomo che negli ultimi vent'anni ha combattuto una vera e propria battaglia personale contro le case discografiche, internet, i modelli distributivi e certe volte anche contro il personaggio che si era costruito, la domanda si fa ancora più interessante. A maggior ragione quando i dischi sono due, usciti nello stesso giorno, con due diverse line-up, ma entrambi distribuiti dalla Warner, la sua storica casa discografica con cui i rapporti si incrinarono nel 1996 ai tempi di “Chaos and Disorder” e fino ad oggi mai più risanati.
Spesso ci rispondiamo che i dischi sono sempre più dei “biglietti da visita” utili solo per promuovere concerti o altre attività e sempre meno delle opere in cui l'artista si definisce. Prince negli ultimi anni aveva perso del tutto l'urgenza di raccontarsi, e i dischi erano semplicemente degli strumenti per provocare, rompere dei meccanismi distributivi o, altre voltem solo il gesto dovuto per onorare un contratto commerciale.
Beh, ascoltando il primo dei due dischi usciti oggi tocca ricrederci. “Art Official Age” è in tutto e per tutto un ritorno a casa, al funk, a quel suono e a quelle atmosfere che ce lo hanno fatto amare, ma anche uno sguardo e una riflessione sul suono contemporaneo (da The Weeknd a Blood Orange, da Pharrell a Drake) il cui dna risiede nei dischi più rilevanti di Prince. O meglio, di Mr. Nelson.
Come molti dischi di Prince anche questo ha un suo concept: questa volta Mr. Nelson (per la prima volta il suo vero nome viene citato in un disco) si è risvegliato dopo 45 anni in un mondo ovviamente molto cambiato (“There are no such words anymore like me or mine”) e lungo tutto il disco la voce suadente di Lianne La Havas lo guida per mano in questo nuovo scenario.
“Welcome home class, you’ve come a long way”, così parte il disco con un bel 129 bpm, tra chitarrine à la Nile Rodgers e atmosfere degli ultimi Daft Punk, meno cool e più caciarone. Il disco prosegue con alcuni brani già editi ma che messi tutti uno fila all'altro, ai fan duri e puri di Prince fa subito pensare “The Black Album”, il disco misterioso di Prince, lanciato e immediatamente ritirato nel 1987 e poi ripubblicato, con sostanziali modifiche, nel 1994.
“The gold Standard” sembra uscita dalle session di “Superfunkycalifragisexy”, “Breakdown” è la ballad che tutti si aspettano da Prince, “Breakfast can wait” ha quel groove che ancora oggi non ha niente da invidiare da gente Justin Timberlake o Pharrell. E poi c'è “U Know” autentica perla del disco che dimostra come Prince in questi anni non sia rimasto chiuso nella sua torre d'avorio, ma abbia ascoltato e introiettato i suoni nuovi della black music, da Dev Hynes a Frank Ocean.




Certo, il disco non procede tutto sullo stesso piano, tra brani mollicci (“What it feels like”) e dilatati (“Time”), ma anche i pezzi riempitivo (“affirmation III”) risultano interessanti e ricordano certe atmosfere eteree di How to dress well. La traccia “Funknroll” è presente in una versione più r'n'b rispetto a quella contenuta in "PlectrumElectrum", il secondo disco che esce oggi a firma Prince & 3rdeyegirl, il trio femminile che ha accompagnato quest'estate Prince in un breve tour live in Europa.
“PlectrumElectrum” rappresenta il suo lato “after show”, quello delle lunghe session in localetti marginali nelle ore piccole, spesso accompagnati da musicisti del luogo e che rivelano il Prince musicista puro, chitarrista brillantissimo. E' una raccolta di puro funk-rock che, se dal vivo funziona a meraviglia, su disco rivela una sostanziale pochezza compositiva. Qui Prince sta un po' ai margini per lasciare il palco alle tre ragazze - Donna Grantis (chitarra), Hannah Ford Welton (batteria) e Ida Nielsen (basso) – che mettono insieme composizioni tra Led Zeppelin e Livin Colour con un buon tiro, che dal vivo sicuramente funzionano benissimo, ma su disco suona tutto già sentito e sembra quasi la negazione di “Art Official Age”
Ogni tanto arriva qualche zampata principesca tra cross over con l'hip-hop (“BoyTrouble”) e blues rock travolgenti (“AnotherLove”) ma, tornando alla questione affrontata all'inizio della recensione, ci chiediamo quale sia il senso di questo disco.
Ma non fasciamoci troppo la testa.
La notizia comunque è che Prince è tornato, sfoggia una gran bella pettinatura afro, ha fatto pace con un sacco di gente, ha messo da parte i demoni del passato e ora si diverte un casino, e noi con lui.




ART OFFICIAL AGE “ART OFFICIAL CAGE”
“CLOUDS”
“BREAKDOWN”
“THE GOLD STANDARD”
“U KNOW ”
“BREAKFAST CAN WAIT”
“THIS COULD BE US”
“WHAT IT FEELS LIKE”
“affirmation I & II”
“WAY BACK HOME”
“FUNKNROLL”
“TIME”
“affirmation III”
PLECTRUMELECTRUM “Wow”
“Pretzelbodylogic”
“Aintturninround”
“Plectrumelectrum”
“Whitecaps”
“Fixurlifeup”
“Boytrouble”
“Stopthistrain”
“Anotherlove”
“Tictactoe”
“Marz”
“Funknroll”
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