«TOMORROW'S MODERN BOXES - Thom Yorke» la recensione di Rockol

Thom Yorke - TOMORROW'S MODERN BOXES - la recensione

Recensione del 30 set 2014 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Essere Thom Yorke in questo momento dev'essere piuttosto divertente.
Appena una settimana prima il mondo si era diviso in modo piuttosto netto e aspro sulla nuova partnership tra U2 e la Apple, che ha celato sotto un sottile velo di modernità un mossa di marketing da discografia vecchia maniera. Invece Yorke, che ha più volte espresso la sua massima antipatia per Bono, se ne è uscito con un disco inatteso, distribuito attraverso un sistema come BitTorrent, noto soprattutto per il file-sharing, facendo saltare dalla sedia un po' tutti.
Così oggi ci troviamo, da una parte, una società che ha pagato - si dice - cento milioni di dollari per distribuire un disco in digitale sui propri dispositivi, ma già cancellabile dopo due giorni; dall'altra un artista che, in linea con la sua decisione di avere il controllo pieno e completo della propria opera artistica, dalla produzione alla vendita, ha sparato nell'etere la propria musica guadagnandoci circa un milione e mezzo di dollari.

Tralasciando le discussioni economiche dopo tre giorni di intensi ascolti, passiamo a parlare di musica: quella di "Tomorrow's modern boxes" secondo disco del leader dei Radiohead a sei anni dal suo debutto solista ("The eraser") e ad appena uno dal suo progetto parallelo con gli Atoms For Peace. Tracciare una linea che collega il percorso musicale di Yorke è veramente difficile: se il primo album solista proseguiva sulla traccia già segnata con i Radiohead, qui le canzoni si portano su ritmi meno frammentati ma che ricordano più la musica dei club dove Thom sembra aver trovato una nuova linfa vitale, calandosi sempre di più anche nella parte del DJ.
In "Tomorrow's modern boxes" non troviamo certo musica per ballare, ma la visione che ne ha l'artista di Oxford, che sovrappone ritmiche piuttosto lineari ad atmosfere più ipnotiche e dilatate: come in "Guess again" dove voce e pianoforte eseguono una melodia dolce e malinconica su una linea ritmica molto secca - "Wild dogs are howling/Behind the curtains" canta THom, come se i mostri di "A wolf at the door" fossero tornati a inseguirlo.
Se "Interference" ferma le "danze" per una bellissima canzone d'amore tanto intima quanto eterea, "The mother lode" riprende con un ritmo secco e il meraviglioso falsetto di Thom che si estende fino a picchi che non gli sentivamo toccare da un po'.
"And I've lost everything/In the dust in your eyes" canta Yorke con voce sommessa su tastiere ipnotiche in "Truth ray", mentre nella successiva strumentale "There is no ice (for my drinks)" torniamo a sentire l'ispirazione proveniente dai club con un ritmo di basso incessante, la linea ritmica che va e viene e una miriade di suoni che lentamente sovrastano tutto fino a debordare nella breve settima traccia "Pink section" e nel finale di "Nose grows some", un'altra canzone sulle relazioni di coppia dal testo enigmatico e "buffo": "Your nose just grows/And grows/(One day I'll grow up tall/I will be with you).

Chi conosce i Radiohead, anche senza averne studiato i testi, sa che, dalla prima alla loro ultima canzone, si è sempre percepita una presenza possente, quella della morte: una costante fonte di ispirazione per la loro musica; ed è così che anche in questo nuovo "Tomorrow's modern boxes" non manca di una certa oscurità, ma allo stesso tempo si sente la forte necessità di Yorke di indagare le tensioni e i dubbi che alimentano e scuotono l'amore che prova per i suoi cari.
Sarebbe forse azzardato dire che stiamo ascoltando un disco sull'amore, non ci andremmo lontano, ma sarebbe comunque troppo semplicistico: "Tomorrow's modern boxes" è sicuramente un album caldo e cupo, intenso e nervoso, ma, soprattuto, originale.
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