«SOMEWHERE UNDER WONDERLAND - Counting Crows» la recensione di Rockol

Counting Crows - SOMEWHERE UNDER WONDERLAND - la recensione

Recensione del 15 set 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Romanticismo, disagio, rabbia, chitarre e il suono di una band per raccontare storie personali e per farle diventare universali. E’ quello che contiene quasi sempre una canzone rock “classica”: questi elementi i Counting Crows li hanno sempre maneggiati in maniera magistrale. Nelle loro canzoni c'è più romanticismo che rabbia, ci sono grandi riff di chitarra e molto pianoforte, per un suono “californiano”, con la voce e le storie di Adam Duritz - uno dei migliori scrittori rock "puri" in circolazione. Uno che ha fatto del suo personale disagio mentale un motore per racconti memorabili, dilaniati, spesso dylaniani e springsteeniani.
I Counting Crows ritornano senza essere mai andati via: “Somewhere under wonderland” è il primo disco di inediti in sei anni, passati tra concerti e un album di cover -“Underwater sunshine” - che suonava come un disco tutto loro. Ma nel “classic rock” il tempo passa senza mai passare davvero e l’attacco di questo disco è da brividi: “Palisades park” è un giro sulle montagne russe di 8 minuti, un piccolo romanzo di formazione ambientato in un parco dei divertimenti del New Jersey, ora chiuso; una canzone che potrebbe arrivare tranquillamente da “The wild, the innocent & the E Street Shuffle”, “Blonde on blonde” o “Astral weeks”. Poi il disco prende un’altra piega, con 8 canzoni più dritte, più compatte. I Counting Crows suonano più californiani che mai, tra cori e melodie, tra schitarrate acustiche (“Earthquake driver”, il folk-rock di “Cover up the sun”, la ballata “God of ocean tides”) ed elettriche - quel capolavoro di “Dislocation” che è forse la canzone centrale dell’album, che riassume la perdita di senso del luogo e di riferimenti di cui Duritz canta in lungo e in largo nelle canzoni di questo disco.
La “Wonderland” dei Counting Crows è un luogo reale, è una Wonderland Avenue che sta in California, vicino quel Laurel Canyon che ha visto fiorire le menti migliori di una generazione rock e folk. Duritz e i Counting Crows sono, metaforicamente e fisicamente, cresciuti da qualche parte lì vicino, ne hanno imparato la lezione migliore e l’hanno fatta loro.
“Somewhere under wonderland” è un altro piccolo gioiello della loro discografia: decisamente meno dispersivo dell’ultimo “Saturday nights and sunday mornings” ci restituisce uno dei migliori gruppi rock degli ultimi 20 anni. Ce li restituisce un tutti i sensi: per la prima volta in quasi 15 anni torneranno a suonare in Italia, a novembre (il 22 a Padova e il 23 a Milano). Sentitevi uno dei recenti bootleg ufficiali (qua ce n’è uno gratuito) e capirete che questa definizione non è un’esagerazione.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.