«FOOD - Kelis» la recensione di Rockol

Kelis - FOOD - la recensione

Recensione del 28 apr 2014 a cura di Pop Topoi

La recensione

Durante l'ultimo SXSW, poco distante dal palco in cui Lady Gaga si faceva vomitare addosso in nome dell'arte, un'altra popstar serviva cibo da strada da un furgoncino: Kelis. È curioso che, vista l'attuale ossessione mediatica per la cucina, si sia dovuto aspettare così tanto perché una musicista cavalcasse l'onda. Kelis, oltre al già citato barbecue mobile del SXSW, negli ultimi tempi ha condotto un programma di ricette su un canale satellitare americano e ha creato una linea di salse. Sembra anche ben preparata, avendo passato il suo periodo di pausa dalla musica seguendo un corso certificato per saucier. E le è piaciuto così tanto che aveva seriamente preso in considerazione l'idea di non cantare più.
Eppure, a quattro anni di distanza da "Flesh tone", è tornata con "Food", un disco che segna un cambiamento profondo per molte ragioni: è il primo ad affrontare il tema del suo divorzio da Nas, è il primo con la label indie britannica Ninja Tune e, dal punto di vista dei suoni, non potrebbe essere più diverso dal precedente. L'ottimo "Flesh tone", oltre a essere uno dei pochi dischi in cui la presenza David Guetta non rovinava tutto, fu uno dei primi sintomi dell'epidemia di EDM che di lì a poco avrebbe contagiato tutto il pop. Ma forse arrivò troppo presto, confondendo le aspettative del pubblico e forse anche la cantante stessa.
Oggi, Kelis appare davvero a suo agio in questa nuova dimensione: se "Flesh tone" era un club freddo e illuminato al neon, "Food" è un accogliente ristorante a gestione famigliare. Non è un concept album sul cibo (purtroppo no, non si è messa a cantare le sue ricette preferite), ma cerca invece di riprodurre sensazioni e immagini in qualche modo legate alla cucina: le sue "Jerk ribs" (costolette marinate) la riportano all'infanzia e diventano una lettera d'amore per Harlem; la sua "Breakfast" è la ricompensa per l'amante che ha superato la prova; il suo "Cobbler" è un cocktail rinfrescante per un brano estivo e bollente.
Per tutto l'album, Kelis canta con una voce sempre più roca, decisa e vissuta su produzioni in cui Dave Sitek (dei TV on the Radio) non cerca mai la perfezione. Il risultato è organico e orgogliosamente old school per rievocare i generi con cui la cantante è cresciuta. Il suo R&B, all'occorrenza, sa tingersi di un ampio spettro di colori e influenze: dall'eco afro-beat in "Cobbler" fino ai rimandi country di "Fish fry", dall'intimità acustica della cover "Bless the telephone" di Labi Siffre fino alle radici gospel ritrovate nell'emozionante "Runner". Quest'ultima parla di come cercasse di scappare dalla fama il più veloce possibile, ma con un album così, privo di hit ma ricchissimo e robusto, dobbiamo davvero ringraziare che alla fine abbia deciso di non dedicarsi solo alla cucina.
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