«INDIE CINDY - Pixies» la recensione di Rockol

Pixies - INDIE CINDY - la recensione

Recensione del 24 apr 2014 a cura di Andrea Valentini

La recensione

A pensar male si fa peccato, ma raramente si sbaglia: sarà anche una banalità, eppure sappiamo bene quanto sia vero. E io, di fronte al “nuovo disco dei Pixies” non riesco in alcun modo a non pensare male. Probabilmente perché ai miei tempi – mica negli anni Trenta, eh... diciamo negli anni Ottanta e Novanta – se una band faceva uscire tre ep e poi, dopo un tot di mesi, li metteva tutti insieme in un unico disco, questo si chiamava “raccolta” e non “il nuovo disco di Tizio & Caio” (nemmeno se ci piazzavano, magari, uno o due inediti di scarto per invogliare all’acquisto).
Quindi inizierei a sgombrare il campo da un equivoco non piccolo – in parte, probabilmente, fomentato e ingrandito da titoli e annunci da parte della stampa di settore, che proprio non è riuscita a esimersi dal definire qualche volta di troppo questo “Indie Cindy” come il “nuovo album dei Pixies”. In breve: questo **non** è un nuovo album. È semplicemente una raccolta dei tre ultimi ep (“EP 1”, “EP 2” ed “EP 3”) usciti tra settembre 2013 e marzo 2014.

Quindi partiamo male, proprio male. Perché se tu mi dici, genericamente, che pubblichi un nuovo album io mi aspetto di trovarci materiale che non conosco. Che magari può non piacermi, ma almeno deve essere inedito. Invece qui siamo in presenza di un’operazione molto, molto, molto spinosa. Per non dire pelosa... si è semplicemente speculato sul concerto di nuovo album, quando – invece – quello che si offriva ai fan era una semplice (e peraltro nuda e cruda, senza aggiunte) raccolta di materiale uscito nei mesi precedenti, e che magari già i suddetti fan si erano comprati. Certo i Pixies, pur essendo nuovamente attivi dal vivo da anni, non pubblicavano nulla di nuovo da decenni: gli EP per questo erano sicuramente interessanti. Però.
A nulla vale il misero tentativo di riverginificazione perpetrato durante il Record Store Day, con la vendita del disco con allegato un singolo con un brano inedito, o la vendita di un’edizione limitata con incluso un disco live... la frittata è fatta, cari Francis, Lovering & Santiago (sì, lo sappiamo tutti che Kim Deal non c’è più e la band è in pratica senza bassista titolare). Ci avete provato; o qualcuno ha deciso che era il momento di provarci, concediamo il beneficio del dubbio.

Ma, quando ci si prova, fa parte del gioco la possibilità di fallire. Ed è proprio quello che è accaduto: “epic fail”, come direbbero gli angolofoni con tendenze nerd. Perché se già i tre EP – presi singolarmente – non hanno lontanamente fatto gridare “al miracolo”, la mossa di prenderli e incollarli insieme per piazzarli in un disco unico è ai limiti del nonsense. Sembra, piuttosto, dettata da un principio per cui più cose mediocri, messe assieme, potrebbero dare vita a un prodotto dignitoso. Peccato che la mediocrità sia immune alle regole matematiche relative alla somma e – anzi – si moltiplica esponenzialmente anziché mitigarsi, se accumulata.
Risultato: “Indie Cindy” è l’epitome del “prodotto”, ossia l’oggetto che nasce e viene commercializzato con il semplice obiettivo di essere consumato come qualcosa che non è - un album, appunto. Nessun occhio o attenzione per il fan e l’appassionato che – molto probabilmente – abboccheranno all’amo. Anzi, c’è quasi una sorta di compiacimento perverso nel tendere la trappolona.
Il tutto, purtroppo, è aggravato – come si accennava – dal fatto che i Pixies dopo oltre 20 anni di silenzio discografico mostrano piuttosto impietosamente i segni del famigerato tempo che, una volta andato, non si recupera... per cui questi 12 brani sono poco più di fotocopie o schizzi evocativi di un passato tanto glorioso, quanto irrecuperabile. Diciamo che se “Indie Cindy” fosse uscito un anno o due dopo “Trompe le monde” (l’ultimo disco prima del silenzio, risalente al 1991), avrebbe fatto registrare una certa continuità nella produzione della band... per quanto già “Trompe le monde” fosse un lavoro da molti attaccato, che mostrava cedimenti palesi nell’ispirazione. A 23 anni di distanza, semplicemente, fa acqua e non convince. Forse anche perché il nome del gruppo è, appunto, Pixies.
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