«MANUALE DISTRUZIONE - Levante» la recensione di Rockol

Levante - MANUALE DISTRUZIONE - la recensione

Recensione del 12 mar 2014 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Lo si aspettava, questo primo album in studio di Levante, al secolo Claudia Lagona, cantautrice siciliana (ma torinese d'adozione) classe 1987: negli scorsi mesi si è fatta notare dalla critica e dal pubblico grazie alla sua voce squillante, alla sua personalità brillante e ad una manciata di singoli che hanno avuto un buon successo in radio e sul web; lo aspettavamo perché il progetto che si andava delineando, singolo dopo singolo, convinceva sempre di più e perché quando l'attesa stava lì per finire (era la fine di settembre) abbiamo dovuto aspettare altri cinque mesi per ascoltare i brani in esso contenuti.
L'album di debutto di Levante, intitolato "Manuale distruzione", ha seguito infatti un tragitto particolare: la sua pubblicazione, inizialmente prevista per lo scorso 2 ottobre, è stata posticipata in vista dei provini per entrare a far parte delle Nuove Proposte di Sanremo 2014. Provini che per Levante e la sua "Sbadiglio" non hanno avuto, purtroppo, esito positivo. Nel frattempo, Levante aveva infatti già stilato il calendario del tour, intrapreso senza l'album sul mercato.

Prodotto da Alberto Bianco, giovane cantautore torinese, "Manuale distruzione" esce per l'etichetta indipendente INRI (fondata da Dade, bassista dei Linea 77) e contiene dodici brani scritti da Levante stessa nella maggior parte dei casi tra il 2009 e il 2010, unitamente a canzoni nate in tempi più recenti. L'album è stato registrato da Jacopo Lucat e Riccardo Parravicini tra il Cavoretto Hills Studio di Torino e il MAM Recording di Cavallermaggiore e alle sue registrazioni hanno preso parte musicisti quali lo stesso Alberto Bianco, Federico Putilli e Alessio Sanfilippo dei Nadàr Solo (rock band torinese), Daniele Celona, Claudio De Marco e Gianluca "Cato" Senatore (noto chitarrista e bassista, ex membro degli Africa Unite e attuale membro dei Bluebeaters). "Manuale distruzione" è un album che presenta le diverse anime musicali di Levante, una cantautrice che sa essere al tempo stesso visceralmente pop (nell'accezione positiva del termine, s'intende - è questo il caso dei tre singoli estratti ad oggi dal disco, con i loro ritornelli azzeccati e con la loro spiccata orecchiabilità) e credibilmente rock; un rock che trova chiara espressione negli arrangiamenti dei brani, quasi tutti costruiti intorno al suono grezzo delle chitarre; ed è questo il caso di brani come "Non stai bene" e "Farfalle", in cui è forte l'influenza dei riferimenti musicali di Levante - Carmen Consoli in primis.
Tuttavia, da "Manuale distruzione" (viste proprio le buone premesse) era lecito aspettarsi qualcosa in più; gli episodi degni di maggior nota sono essenzialmente tre e sono proprio i tre singoli che Levante ha estratto dall'album negli scorsi mesi: "Alfonso", "Memo" e "Sbadiglio". La prima, che conquista grazie a quei battiti di mani in sottofondo e all'interpretazione spensierata della cantautrice ("Che vita di merda, ma che cosa c'entra il bon ton?", canta in un misto di rabbia ed ironia Levante), parla di una festa grottesca in cui la protagonista fa i conti con tutta la solitudine del mondo; la seconda, che parte in prima per poi accelerare di colpo già nella seconda strofa (sostenuta anche da una batteria solida ed incisiva), è tutta una domanda ripetuta quasi all'infinito e che sembra non trovare risposta: "Dove va a finire tutto l'amore di una storia d'amore?"; la terza, infine, è un brano che per sonorità riporta alla mente alcuni tormentoni nostrani anni Sessanta e che parla della noia all'interno di una coppia ("Ci son stati bei momenti/adesso ci troviam davanti/un posacenere stracolmo/piatti e tazze da lavare"). Questi sono i tre episodi degni di maggior nota di "Manuale distruzione" ed è interessante notare come tutti e tre siano caratterizzati da un contrasto netto tra melodie scanzonate e testi che invece nascondono malinconia e tristezza; per quanto riguarda gli altri brani, c'è un buon livello qualitativo omogeneo che non delude ma che non entusiasma allo stesso modo di "Alfonso", "Memo" e "Sbadiglio": ci sono buone prove vocali ("Non stai bene", che apre idealmente l'ascolto dell'album, un brano in cui la voce di Levante si intreccia con il suono cupo delle chitarre - cupezza che traspare anche dalle parole del testo, in cui si parla del volersi crogiolare nella tristezza: "Si sa che non stai bene/si sa che vuoi stare male"), brani carichi di grinta ed energia ("Cuori d'artificio", nel cui ritornello la voce di Levante esplode esattamente come i cuori del testo) e altri caratterizzati da interpretazioni ed arrangiamenti più intimisti ("Nuvola", una canzone che Levante propone quasi sottovoce, accompagnandosi con una chitarra che tuttavia rimane sullo sfondo, quasi silenziosa).
"Manuale distruzione" si presenta come un buon album di debutto, ricco di spunti interessanti che in futuro, se sviluppati nel modo giusto, potrebbero permettere a Levante di continuare a fare bene e di costruirsi una lunga carriera discografica. Noi ce lo auguriamo.
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