«FROZEN DANCERS - Tempelhof» la recensione di Rockol

Tempelhof - FROZEN DANCERS - la recensione

Recensione del 02 dic 2013 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Se i Tempelhof fossero inglesi o tedeschi probabilmente staremmo parlando di un progetto già esploso.
Invece il duo composto da Paolo Mazzacani e Luciano Ermondi viene da Mantova e come spesso accade agli act provenienti dall'Italia, è costretto a sgomitare più di altri per riuscirsi a ritagliare una fetta di visibilità in Europa. Aprire il dibattito sui perchè e percome in questa recensione sarebbe fuori luogo ed arrogante, quindi meglio concentrarsi su “Frozen dancers”, secondo capitolo discografico dei Tempelhof (che già dal nome, tratto dall'ex aeroporto berlinese, si dimostrano esterofili) edito dall'interessante label bolognese Hell Yeah.
Ci si muove nei territori di casa Kompakt e Warp con questo lavoro che dimostra quanto Paolo e Luciano siano maturati in questi anni. Praticamente svanite le influenze shoegaze dell'esordio, ci si sposta appunto verso l'IDM, l'ambient, tocchi minimal e spruzzate noise. Pur non scoprendo l'acqua calda, i Tempelhof riescono a risultare freschi e soprattutto in brani come l'iniziale “Drake”, a competere ad armi pari con artisti delle due label sopracitate, grazie ad un'atmosfera sognante e leggera, tra Baleari e Londra. In “Monday is black” invece ci si sposta in territori alla Darkstar di casa Hyperdub; “Change” è più spezzata e garage, mentre “Nothing on the horizon” e “Sinking nation” virano verso zone ambient e rarefatte (Brian Eno docet). In “She can't forgive” compare la voce e si torna in territori Warp (con un rimasuglio di shoegaze) mentre “The dusk” è l'episodio più danzereccio e techno del lotto.



Chiudono due brani cupi come “ Skateboarding at night” e le sue radici kraut e “Running dog” più algida e sospesa. “Frozen dancers” è una piccola gemma, ed i Tempelhof hanno tutte le carte in regola per farcela. Certo, fare bella musica (purtroppo o per fortuna) non basta, ma se i due sapranno giocarsi bene gli assi che hanno (eccome!) nella manica potranno togliersi grandi soddisfazioni. E noi, orgogliosamente, con loro.
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