«TALES OF US - Goldfrapp» la recensione di Rockol

Goldfrapp - TALES OF US - la recensione

Recensione del 09 set 2013 a cura di Pop Topoi

La recensione

I Goldfrapp sono un gruppo estremo. La loro discografia è divisa in due in modo netto: da una parte, gli album ambient che li hanno fatti presenziare nelle compilation di chill-out, le pubblicità stilose e la rosa dei Mercury Prize; dall'altra, i lavori elettronici che hanno dato loro la popolarità internazionale, i numeri uno nelle classifiche dance e due nomination ai Grammy. Alison Goldfrapp e Will Gregory hanno sempre seguito l'istinto in maniera ostinata, non senza pagarne le conseguenze: promuovere ogni volta un disco di un genere diverso dal precedente è complesso, e "Head first" del 2010 (una raccolta synth-pop anni '80, forse il loro lavoro meno riuscito) ha ottenuto risultati scarsi.
In un'intervista di qualche settimana fa, la cantante – pur non rinnegando i suoi esperimenti elettronici – mi ha detto come "il mondo pastorale, bucolico e orchestrale" sia quello più vicino a lei al momento. E ascoltando questo "Tales of us", è evidente che non potrebbe trovarsi in una dimensione più adatta.




Il disco è composto da dieci tracce dedicate ad altrettanti personaggi, perlopiù di fantasia. Si va dalla star hollywoodiana inseguita da un serial killer ("Laurel") a un soldato che ha perso l'amante in guerra ("Clay") a un bambino intersessuale che può permettersi di essere una bambina solo in sogno ("Annabel", corredato da un video di Lisa Gunning che interpreta magistralmente la storia). Alison racconta le vite degli altri offrendo una nuova prospettiva sui protagonisti di film o romanzi a lei cari, ma, pur essendo un album in cui la narrazione ha un ruolo così importante, i testi sono quasi indecifrabili. Sembra volerlo fare apposta, cosicché si percepisca solo qualche parola ogni tanto ("lake", "dream", "Sunday"), suggerendo una piccola immagine che vada a fondersi con eleganza alle musiche. Così i Goldfrapp curano le colonne sonore (e la regia) di corti immaginari, guidati da una voce che non ha più intenzione di strafare, ma sa ancora incantare. Negli arrangiamenti, di una semplicità solo apparente, c'è spazio per pochi strumenti e per arpeggi essenziali finché il puntuale arrivo degli archi trasforma l'intimo in epico. Solo una traccia, la bellissima "Thea", è guidata da un elemento ritmico importante, e la presenza di altri brani simili avrebbe forse facilitato l'ascolto di quei fan (e quei discografici) che li vorrebbero più movimentati. Ma i Goldfrapp non hanno intenzione di accontentare tutti e seguono sempre il loro istinto con ostinazione: sono un gruppo estremo.
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