«TO BE LOVED - Michael Bublé» la recensione di Rockol

Michael Bublé - TO BE LOVED - la recensione

Recensione del 14 apr 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Non sembra, ma sono passati quasi 4 anni dall’ultimo “vero” disco di Michael Bublé. “Vero” tra virgolette, perché dopo "Crazy love" (2009) c’è stato “Christmas”, disco a tema che ha venduto milioni e milioni di copie (cifre da capogiro, di questi tempi). Un disco iper trazionale per un cantante iper-tradizionalie. E di cantanti tradizionalmente bravi come Bublé non ce ne sono in giro.
Ha iniziato la carriera come "nuovo Sinatra": stessa etichetta (la Reprise, che venne fondata proprio dal suo modello), stesso swing, stessa voce (dai, diciamo “simile”, non "stesso/stessa": perché i livelli di Sinatra sono inarrivabili, non per limiti di Bublé). Poi, ha provato a crescere, inserendo sempre più brani contemporanei nei dischi, arrivando agli originali con “Crazy love”: era un po’ il punto di arrivo di questo percorso. Infine la (fortunata) pausa di “Christmas”.
Ed eccoci quindi a “To be loved”: un passo avanti ed un passo indietro: un mix di pop, di scrittura originale e classici rivisitati, come "Crazy love". E non è necessariamente un male: da cantanti come Bublé non ci si aspetta innovazione, ma solo che facciano al meglio quello che sanno fare.
L’inizio, il centro e la fine di questo album sono Sinatra puro: tre canzoni rese immortali dal modello di tutti i crooner, riproposte in maniera quasi filologica: se chiudete gli occhi, soprattutto su “Young at heart”, potreste trovarvi catapultati in un’altra era, quella del periodo Capitol di Sinatra. Alla simpatica faccia da schiaffi di Bublé perdoni persino l’ennesima rilettura di “Something stupid”. Un pezzo che a noi europei suona iper-famigliare grazie alla rilettura di Robbie Williams/Nicole Kidman - una versione che oltreoceano però non ebbe grande eco. Qua la voce che fu di Nancy Sinatra è quella dell’attrice Reese Whiterspoon .
Ci sono le riletture di standard più recenti, da “To be loved” dei Bee Gees e “You’ve got a friend in me” (Randy Newman, la colonna sonora di "Toy Story") e meno recenti (“Have I told you lately that I love you”). E poi ci sono gli inediti originali, come il singolo “It’s a beautiful day”, la canzone più pop del disco, quella in cui si sente di più la mano del produttore Bob Rock (che ha sostituito in tutto e per tutto il mentore delle origini David Foster). Sono "ben" quattro: pochi in generale, tanti per Bublé - il doppio che in "Crazy love".



Un giorno, Bublé farà un disco tutto così, di canzoni nuove e più decisamente contemporanee. Ma “To be loved” dimostra che quel giorno non è ancora arrivato e che tutto sommato non c’è fretta che arrivi. Un disco prodotto in maniera perfetta (ma non fredda, come spesso accade con le produzioni di alto livello), cantato con quella voce dalla pasta altrettanto perfetta, con un mix ineccepibile tra tradizionale e contemporaneo. Un disco che fa esattamente ciò che ci si aspetta da Bublé, niente di più ma neanche niente di meno.
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