«BROTHER SUN, SISTER MOON - Supertempo» la recensione di Rockol

Supertempo - BROTHER SUN, SISTER MOON - la recensione

Recensione del 28 mar 2013 a cura di Marco Jeannin

La recensione

SuperTempo. Senza pensarci troppo. Power pop e punk. Sono in tre: Marco Fabris alla batteria, Federico Mellinato alla chitarra, voce e basso (in quest'ordine) e Stefano Michieletto a basso, voce e chitarra (ordine inverso). Sono la nostra band The Observer della settimana scorsa. Questo è il loro disco d’esordio: completamente autoprodotto, conta quindici pezzi e dura meno di venticinque minuti. Super veloci. Il titolo è ispirato all’omonimo film di Zeffirelli. Perché? Perché di San Francesco i SuperTempo condividono l’idea di povertà. Ecco. L’ho detto. Sarà contento il nuovo papa. Qui ovviamente si sta parlando di suono, ma l’attitudine, il modo di porsi nei confronti del genere (e perché no, della musica in generale) è proprio quello di chi ha deciso di mollare tutto per seguire la strada più semplice. Che non vuol dire facile, anzi. Vuol dire essere capaci di ridursi all’osso, mantenendo intatto solo il necessario. In questo caso power pop e punk molto breve, spiccio, con qualche inserto garage, blues ortodosso, surf e psichedelico che vedremo poi nel dettaglio. “Brother sun, sister moon” è un buon disco perché nato senza la benché minima pretesa. Una premessa di onesta che il trio ha saputo tradurre molto liberamente in pezzi molto diretti e sciolti; entusiasti per non dire ingenui. Un’ingenuità però contagiosa, creativamente positiva, che si può percepire già dalla copertina del disco (un disegno a pastello), e che io ho visto confermata quando, aprendo la busta, insieme al cd ho trovato una lettera d’accompagnamento scritta a mano. Nel 2013. Una bellezza, credetemi. I SuperTempo? Senza pensarci troppo. Power pop e punk.



“Death denim blues” dunque è un buon blues, grezzo, semplice e a bassa fedeltà. “Ok, you are gay” il potenziale singolo, un pezzo dal vago sapore psichedelico (spunta un bell’organo) anni Settanta; non a caso il più lungo del lotto (per quanto comunque ampiamente sotto i tre minuti totali). “Riding a dinosaur” profuma di Messico, di mariachi e Tarantino. Alè. “Jesus & CO.” gioca il ruolo del lento, ma si dipana in un’unica strofa più ritornello concentrata in centotrenta secondi. Toccata e fuga. Sintetico a dir poco. “Denim boy” (curiosa e di certo non casuale la presenza del termine “denim” in due titoli diversi) è la pillola surf. “Unknown 84” invece vira il sound su binari più tradizionalmente punk e quasi hardcore, cosa questa che con “Masturbation breakdown” (direi un omaggio più che una citazione) chiama in causa un certo immaginario americano anni Ottanta. Di “To the sea by walking” si può apprezzare il bel video che circola da qualche tempo in rete (e che trovate proprio qui sopra). Un pezzo spigliato, divertente, che rappresenta alla perfezione il modus operandi del trio: i SuperTempo? Senza pensarci troppo. Power pop e punk. Basso, chitarra e batteria. Semplice. Finalmente.
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