«TRILOGIA 1983 – 1989, LIVE 2013 - Litfiba» la recensione di Rockol

Litfiba - TRILOGIA 1983 – 1989, LIVE 2013 - la recensione

Recensione del 29 mar 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Una reunion nella reunion. Questo è stato ed è il tour dedicato alla “Trilogia del potere”, il trittico dei tre album che i Litfiba pubblicarono tra l’85 e l’89.
Dell’altra reunion, quella che ha riportato assieme Pierò Pelù e Ghigo Renzulli è stato già detto tutto quello che c’era da dire, persino prima che succedesse (l’immortale “Litfiba tornate insieme” di Elio e Le Storie Tese...). Su questa, vale la pena soffermarsi un attimo, e godersela finche dura, come dicevamo all’indomani del concerto milanese da cui è tratto questo album live.
Il ritorno (temporaneo?) di Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi non è una pura formalità: furono due dei membri fondatori, e i loro strumenti (basso e tastiere) influirono sul suono della band quanto la voce di Pelù e la chitarra di Renzulli. Un sound totalmente immerso e legato a quel periodo, rock-wave da anni ’80, eppure totalmente innovativo per l’Italia, in un periodo in cui “Rock italiano” era un ossimoro. Per certi versi lo è ancora oggi, ma se lo è un po’ di meno è anche grazie a quei dischi.
Quel tour e questo disco ci ricordano l’importanza enorme e la grandezza di quella band. Una grandezza che i “nuovi”-“vecchi” Litfiba hanno riattualizzato: sono stati concerti belli, carichi, divertenti, torrenziali, con quel sound ricreato alla perfezione.
Questo live è la fotografia fedele di quei concerti, da ascoltare se ve li siete persi e se ci siete andati anche solo se conoscete solo i Litfiba più recenti.
Il repertorio di quei tre anni è davvero enorme, con grandi canzoni, dalla carica dritta in faccia “Eroi nel vento” (riff esemplare e micidiale, una sorta di “I will follow” italiana) a strutture più elaborate, quasi psichedeliche come “Istanbul” e “Guerra”, al pop-rock di “Tex”, la canzone che aprì la strada ai Litfiba della seconda fase, quella del successo più ampio.



Un repertorio che in alcuni momenti mostra i suoi anni, soprattutto in alcune tematiche: il pacifismo estremo di “Guerra” o “Santiago” (dedicata all’incontro Woityla-Pinochet). Forse, sentite fuori dal palco le consuete invettive e introduzioni enfatiche di Pelù suonano un po’ esagerate, soprattutto pensando all’altro Pelù, il giudice di The Voice - "Piero Pelouche", come lo ha soprannominato una collega su Twitter, vista la sua bontà e la carica motivazionale ai suoi allievi. Ma a parte quello, Pelù, Renzulli, Maroccolo e Aiazzi hanno messo in piedi un concerto che con la sua forza ridimensiona l’inevitabile sospetto che sia un’operazione nostalgica e retromaniaca. Lo è, inevitabilmente, e va bene così. Ma non è un male, quando la musica è buona come questa, ed è quello che conta.
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