«DIFFERENT PULSES - Asaf Avidan» la recensione di Rockol

Asaf Avidan - DIFFERENT PULSES - la recensione

Recensione del 24 gen 2013

La recensione


di Valeria Mazzucca

Questa è la storia di una richiesta rifiutata; la vicenda di un dettaglio che ha cambiato il corso delle cose e la riprova che, come si dice, "non tutti i mali vengono per nuocere". Per quanto non lo si voglia ammettere, quello di Asaf Avidan è uno strano caso, in bilico tra due definizioni: passeggero tormentone o genuina rivelazione?
Quel suo brano di 5 anni fa, "One day/Reckoning song", che il giovane dj tedesco Wankelmut in un giorno del 2012 decise di remixare - chissà se per svago o per acuta intuizione - ha regalato una seconda opportunità al suo autore originario. Per farla breve: il remix in questione piacque a molti su YouTube, le visualizzazioni salirono a 71274088, ogni scusa divenne buona per divulgare il pezzo a tutti e in molteplici salse. E niente da dire: "One day/Reckoning song" è un buon pezzo, un gran bel pezzo anzi, perché sa essere malinconico e ilare allo stesso tempo, trascinante ma discreto, delicato e aspro a seconda di come e quando lo si ascolti. Ma tutto questo ad Asaf - artista di Gerusalemme ormai non più di primo pelo, con in patria un discreto gruppetto di sostenitori, sicuro di sé e delle proprie capacità - tutto questo, si diceva, a lui non è piaciuto affatto. Per questo tentò svariate volte di contattare Wankelmut chiedendogli di togliere il remix dalla rete. Ma non ebbe mai risposta. Risultato: la fama. La fama internazionale e la possibilità di fare un significativo passo verso l'industria discografica europea, facendo sconfinare la propria arte.
Lasciati da parte i Mojos, con i quali si accompagnava dal 2006, il cantante israeliano ha potuto pubblicare il suo primo vero album solista, "Different pulses" (se si esclude un album di cover acustiche dei propri pezzi) rivelando un autore totalmente altro da quello che ci si poteva aspettare, o meglio, da quello che ci eravamo abituati a sentire con "One day". Ma lui ci aveva avvertiti, lui lo aveva detto: quel brano non mi rappresenta affatto, non avrei mai scritto una canzone così.
Sentito da Rockol alcuni mesi prima della pubblicazione del disco, Asaf aveva confessato di non essere interessato a tutto il successo che gli è crollato addosso negli ultimi mesi ("io sono già famoso nel mio Paese"), ma è stato con "Different pulses" che ha saputo dar piena voce alla natura autoreferenziale della sua musica. Non è difficile, enigmatica o avveniristica, semplicemente rispecchia l'indole (apparentemente) autarchica di chi l'ha creata. Molta parte dell'album è basata sulla voce di Avidan che gratta le 11 tracce con tremula sicurezza, tentennante e ambigua, ma in grado di notevoli picchi di potenza come dimostra nella prima traccia che dà il titolo all'album. "Different pulses" è probabilmente una delle canzoni meglio confezionate dell'album, che può vantarsi di una certa originalità insieme a "Conspiratory visions of Gomorrah".


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L'intero album è attraversato da due correnti, una improntata su un folk/blues un po' troppo affettato e piuttosto insipido, l'altra votata all'elettronica e a sonorità avvolgenti decisamente più riuscite. Il primo flusso è freddo e trascina con sé la parte iniziale del disco ("Setting scalpels free", "Love it or leave it", "Cyclame"). Il secondo scorre lento e caldo sulle note di "Thumtacks in my morrow", seducente in "The disciple", trionfale con "A choice & a gun". E dolce, raccolta come una preghiera, la corrente si placa in "Is this it": un finale inaspettato, come del resto, tutto l'album.
"Different pulses" è un disco che tradisce le aspettative, nel bene e nel male. Mostra il vero spirito di Asaf Avidan senza distorsioni, rivisitazioni e manipolazioni da parte di terzi. La differenza c'è, è grossa e bisogna farci i conti se si vuole continuare a seguire la musica di questo ragazzo israeliano.
Prendere coscienza che lui non è affatto come ce l'avevano presentato.
Ma, in fondo, cosa lo è davvero?
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