WONDERFUL GLORIOUS

E WOrks / Vagrant Records (CD)

Voto Rockol: 3.5 / 5

di Giuseppe Fabris

C’era una volta Mr.E, “the dog faced boy”, il ragazzo con la faccia da cane che, con i suoi amici formò una band per raccontare la sua storia: figlio di un Premio Nobel mancato, ultimo componente vivente di una famiglia falcidiata da suicidi e malattie, era riuscito a superare ogni momento buio grazie alla musica che lo aveva reso celebre prima nell’ambiente indie americano, poi in Europa fino a girare tutto il mondo due volte con il suo ultimo tour.
Ora c’è l’”hombre lobo”, l’uomo lupo per i messicani, e sotto i ponti sono passate canzoni, dischi, concerti, band differenti, ma ora qualcosa sembra cambiato: E ha un cane canterino, Bobby Jr, una casa che è allo stesso tempo il suo studio di registrazione, “The Compound”, e sì, ha anche una nuova famiglia composta dalla band che, ormai lo accompagna da tre album e più di mille date in tutto il mondo. The Chet, P-Boo (chitarre), Koool G Murder (basso) e Knuckles (batteria), formano con E gli eels, non più solo un nome da mettere sul disco, ma una vera e propria band con cui ricercare un sound personale. Per far capire quanto E si senta a suo agio con questi suoi amici, per la prima volta ha condiviso con loro la scrittura delle canzoni che compongono “Wonderful glorious”: decimo disco della carriera di questo straordinario artista californiano capace di sorprendere il suo pubblico sia con strazianti ballad acustiche che con irruenti brani rock/blues.
E questo disco parte proprio con la grinta dell’uomo lupo che ringhia e ulula su “Bombs away”, un blues nervoso percorso dalle scariche di una chitarra elettrica e un organo tetro, un gran pezzo che ci restituisce un E in grandissima forma. “Kinda fuzzy” è uno dei classici brani pop/rock in cui si mescolano allo stesso tempo energia, malinconia e divertimento in un mix che ormai è diventata la carta d’identità degli eels assieme a ballate acustiche strappalacrime come la bellissima “Accident prone”.
“Peach blossom” porta dentro di sé una delle melodie classiche degli eels che il suo leader ama riprendere e rigirare in ogni album alla ricerca di combinazioni sempre diverse, mentre in “On the ropes” e “The turnaround” prende il sopravvento il lato cantautoriale di E con una coppia di brani tanto belli quanto intensi in cui ci viene mostrato il suo lato più tragico “Non sono andato al tappeto, ma sono alle corde”. Un momento focale per il disco che porta il nostro a reagire con la grinta di “New alphabet” e “Stick together” : “Quando le parole suonano come il rumore/ho bisogno di un nuovo alfabeto/Quando il mondo smette di avere senso/Io creo un nuovo alfabeto”.




Se con “True original” e “Open my present” il disco procede con il suo saliscendi emozionale, in “You’re my friend” veniamo sorpresi dal bizzarro arrangiamento usato mescolando tastiere e una moltitudine di altri strumenti, una testimonianza di come questa solida relazione con la sua band abbia portato la musica degli eels su lidi diversi dal passato, come dimostrato anche dalla seguente “I am building a shrine”, canzone delicata, dilatata ed onirica con una coda psichedelica totalmente inaspettata. Il finale di “Wonderful glorious” sorprende ancora con il suo tocco un po’ funky e pop che conclude la metamorfosi di una band il cui peso non grava più su un solo artista, ma su un gruppo di musicisti che pare essersi divertito un sacco a dare nuove idee e un luminoso futuro al marchio eels realizzando un disco brillante ed emozionante.