«RAGE AGAINST THE MACHINE XX - Rage Against the Machine» la recensione di Rockol

Rage Against the Machine - RAGE AGAINST THE MACHINE XX - la recensione

Recensione del 17 dic 2012 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Mi sono svegliato quasi di soprassalto stanotte. Sentivo un rumore strano, un misto tra graffi e terra smossa. Eppure la gatta era addormentata sulle mie gambe e secondo il quadro dell’antifurto in casa non si muoveva nulla e non c’erano state manomissioni. Ci ho impiegato un po’ a capire di cosa si trattasse, devo confessarlo. Ma in realtà era davvero semplice. Era una colonna sonora del mio subconscio un po’ burlone che, dopo avere appreso che avremmo recensito “Rage against the machine XX”, giocava al simbolismo evocativo e produceva un rumore fantasioso che evocava il più classico raspare delle unghie sul fondo del barile. Del resto il fantasma degli anni Novanta inizia a essere una presenza inquietante, oggetto di un revival più o meno dichiarato e forse in procinto di esplodere in un futuro non troppo lontano – e vedersi riproporre i Rage Against The Machine con il loro debutto targato 1992, nel ventennale dell’uscita, in uno scettico catafratto come me non poteva che sortire pregiudizi nemmeno troppo gratuiti.
Ebbene, mi sbagliavo. Certo, riproporre un disco di 20 anni orsono – per una band che ha più o meno chiaramente fatto intendere di volere continuare a marciare sulla gloria giustamente conquistata, senza pubblicare nuovo materiale – non è un abbrivio che mette di buon umore, ma al netto di queste considerazioni ciò che resta è un disco che è invecchiato decisamente bene. Il funk-rap-alternative-metal di De La Rocha, Morello e compari ha retto bene al passaggio di due decenni e ai vari ricambi generazionali. Chi aveva 20 anni o poco meno nel ’92 molto probabilmente ha vissuto questo debutto come una specie di rivoluzione, la colonna sonora della ribellione al sistema (magari una ribellione che viaggiava un po’ troppo sui binari del sistema, ma sono discorsi vecchi e sterili, entro certi limiti); e chi ha 20 anni ora facilmente se lo godrà per quello che è… un buon disco di rock duro contaminato, una pietra miliare di un genere meticcio e bizzarro, una collezione di 10 brani che nella loro classicità hanno comunque ancora parecchie cartucce da sparare, prima di far ricorso alle armi chimiche della nostalgia.


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Per questa ristampa del ventesimo anniversario “Rage against the machine” è stato rimasterizzato interamente, per farlo suonare cristallino e pulito come una lama scintillante: una scelta che, per una volta, non snatura più di tanto un’opera che nel tempo si è consolidata (avete presente il disastro dei vari remix e remastering, ad esempio, di “Raw power” degli Stooges? Ecco, per fortuna nulla di tutto ciò). E infatti i pezzi in questa veste sono ancora più taglienti e violenti, armati di una ferocia quasi algida.
L’album esce in tre diverse edizioni; se vi procurate quella basic (con un singolo cd) troverete semplicemente i brani rivisitati con l’aggiunta di tre bonus track dal vivo, prese da tre singoli dell’epoca. Niente male, ma come dire… se già avete il disco originale, a parte l’aspetto remastering c’è pochissimo di nuovo e non vi cambierà la prospettiva su questo album qualunque essa fosse. Nelle altre due edizioni, invece, oltre a un tot di materiale video su cui si sorvolerà perché non è esattamente il punto più interessante ma è una salsa di contorno, è inclusa la vera chicca di tutta l’operazione. Già, quello che – a mio modesto parere – avrebbe meritato una pubblicazione a sé, magari evitando tutto il resto della fanfara: sto parlando di 13 tracce demo (gran parte delle quali poi reincise per l’album). In questo secondo cd è possibile ascoltare i pezzi di “Rage against the machine” prima che diventassero i pezzi di “Rage against the machine” e ci si stupisce nel constatare come fossero già sostanzialmente strutturati e definiti – se si escludono gli assoli di Morello, molto differenti (quello in “Killing in the name”, ad esempio, è davvero bizzarro, nella sua tamarraggine metallara da guitar hero cotonato). Un documento notevole davvero.
Per concludere: il disco è ancora valido e i demo sono il punto forte di questa uscita celebrativa. E non è poco, dopo 20 anni.
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