«ANDRA' TUTTO BENE - Le Furie» la recensione di Rockol

Le Furie - ANDRA' TUTTO BENE - la recensione

Recensione del 17 set 2012

La recensione


di Marco Jeannin

Più che sul nome della band, Le Furie, vale la pena concentrarsi sul titolo del loro disco: “Andrà tutto bene”. Che poi è un po’ il mantra ripetuto più volte nella prima traccia, “Love affair”. Tu buttati, andrà tutto bene. Tu buttati, andrà tutto bene. Per come sono abituato io, quando mi scopro a ripetere tante volte la stessa cosa, capisco che sotto sotto forse ho un po’ di paura. Se mi dico che andrà tutto bene quindi, probabilmente è per paura che qualcosa possa andare male. Poi si sa, le paure spesso vivono di irrazionalità. Crescono cibandosi della nostra ansia, delle nostre debolezze. Le Furie se lo dicono fin dal principio. “Andrà tutto bene”, eppure questa volta non è un modo per esorcizzare la paura, quanto più una piccola anticipazione su quello sarà: state tranquilli, andrà tutto bene; noi già lo sappiamo. Eccoci allora pronti ad affrontare il disco della giovane band fiorentina, sapendo che alla fine ci sarà l’happy end, in questo caso la consapevolezza di essere di fronte ad una band che ha messo in piedi buon disco di rock, a larghi tratti pop, sostanzialmente alternativo. Alternativo sia come genere, che come “proposta”; un’alternativa a un certo tipo di musica che fino ad oggi abbiamo sentito arrivare da altra gente. Perché vedete, è facile tirare in ballo gli Afterhours (“Banale”) o i Verdena (un po’ dappertutto). Del resto il disco è stato prodotto con la collaborazione di Taketo Gohara, uno che con i Verdena e gli Afterhours ci ha lavorato eccome. Ma anche con i Marta Sui Tubi, per dire. Come non è un caso che in “Non c’è niente” venga citata “Azzurro” di Celentano, (inserita però in un contesto che ricorda tantissimo certe tirate stile Vasco Brondi). Tutto questo però non deve ridurre il discorso ad un semplice gioco di rimandi, quanto aiutarci a capire il disco stesso, la band in questione. Eccola qui allora la svolta: “Non c’è niente” prende la meravigliosa malinconia di un superclassico ormai vintage come “Azzurro”, e la trasforma in frustrazione, consapevolezza che “…così è la vita, a volte fa male”. Il treno che “quasi quasi si prende”, oggi non “verrà da te”. Andrà a schiantarsi. Salterà in aria, “soltanto per vedere che cosa accadrà”. Le Furie sono una band giovane, che sa da dove arriva, che non rinnega le proprie radici, ma ha voglia di dire qualcosa con parole sue. Parole di ragazzi che hanno pensato bene di esorcizzare la paura, le ansie e le tensioni dell’essere giovani, con un disco. Con canzoni. Una band che suona Afterhours, Verdena e chicchessia, ma che negli undici pezzi di “Andrà tutto bene” riesce a suonare soprattutto come Le Furie. Che poi è il complimento più grande che si possa fare in questi casi. Pezzi come “21 anni” (la più classica delle ballate agrodolci da malessere giovanile), “Mimì bluette”, “Il tuo Dio” (davvero ottima per costruzione, inventiva e arrangiamento), “Venerdì”, sono un ottimo biglietto da visita per un futuro da vivere senza paura. Vero, un paio di cosette andrebbero ancora sistemate (i testi, per quanto interessanti, sono l’elemento con il margine di miglioramento più ampio). Ci sarà comunque tempo e modo di crescere. Noi da par nostro, cercheremo di non perderli di vista. Sono entrati nell’orbita del nostro osservatorio sui talenti emergenti, The Observer. E una volta dentro, è difficile uscirne.

TRACKLIST

01. Love affair
02. Banale
03. Non c'è niente
04. Solypso
05. 21 anni
06. Mimì bluette
07. Pausa
09. Occhi belli
10. Niche
11. Venerdì
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