«LA FUTURA - ZZ Top» la recensione di Rockol

ZZ Top - LA FUTURA - la recensione

Recensione del 11 set 2012 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Ci sono voluti quattro anni per incidere “La futura”; non siamo ai livelli inarrivabili di lungaggine toccati da “Chinese democracy”, ma considerando la natura degli ZZ Top, da sempre un power trio di torrido e minimale boogie/rock/blues/hard, possiamo dire che sì, questo album è il loro “Chinese democracy”, per certi versi. Ma a dilatare i tempi non sono stati cambi di formazione selvaggi, capricci da rockstar catafratta e materiale per tabloid come nel caso dei Guns n’Roses: in questo caso il “colpevole” risponde al nome di Rick Rubin (un altro barbutissimo), che – in veste di produttore – ha preteso che la band desse il massimo e anche di più, non curandosi del tempo che passava.
Tre blues rocker chiusi in uno studio per quattro anni (a fasi alterne), a suonare assieme come una garage band di liceali: questo è l’approccio che Rubin ha imposto ai tre veterani, all’insegna del concetto “Non devo insegnare niente a questi tizi, devo solo farli lavorare, lavorare, lavorare”. Il risultato è un disco di puro e tradizionale ZZ Top sound; niente colpi di testa, innovazioni, evoluzioni o bizzarrie (nelle quali cadono a volte le band con tanti anni sulle spalle, forse vittime della noia della routine)… solo un onesto, sudato e muscolare hard boogie con venature blues e garage rock.
Certo il prezzo da pagare, per questa inossidabile coerenza, è la costante autocitazione; mi si perdoni l’indelicatezza, ma anche da fan e possessore di gran parte dei 15 album in studio del gruppo, non posso fare a meno di pensare che dopo oltre 40 anni gli ZZ Top suonino come una tribute band a se stessi, proponendo riff che riecheggiano quelli del proprio passato, ma conditi con qualche solo e testo differente. Non c’è nulla di male in questo, sia ben chiaro (non sono i primi e neppure gli ultimi a farlo dignitosamente e senza che sia necessario gridare allo scandalo), soprattutto se poi oltre al mestiere è comunque possibile scorgere ancora la scintilla e la passione per la musica. Cosa che ai tre texani non manca di sicuro, visto che suonano come ventenni pieni di energia. In più, a mitigare il sapore stranoto del piatto, c’è un graditissimo ritorno alle origini, ossia al sound più grezzo e spigoloso pre-successo commerciale; una mossa che, per quanto apparentemente banale, solitamente paga.
Poi, ovviamente, c’è lo zampino di Rubin, che sebbene abbia preteso di lasciare liberi gli ZZ Top di jammare e scrivere in studio (si parla di più di 20 cd pieni di materiale grezzo, accumulati durante la pre-produzione), non ha rinunciato a porre il suo marchio sul disco. E infatti la produzione è tipica rubiniana, con quelle chitarre esuberanti e le ritmiche imponenti… per fare un paragone irriverente, molto di questo “La futura” ha un’impronta sonora che ricorda i Cult di “Electric” alle prese con una serie di outtake dalle session “Rio Grande mud” – che è un po’ come dire che, se amate questi “sapori”, non potrete mai affermare che il nuovo degli ZZ Top è un disco trascurabile o poco riuscito, perché sarebbe una bugia enorme come il Texas.
Per concludere, “La futura” non è certamente un Grande Disco, di quelli che cambiano il corso della storia o della carriera di una band, ma è un buon disco di un grande gruppo, che non deluderà i fan e contribuirà a tenere vivo nome, leggenda e conto in banca di Gibbons (e soci). Del resto quell’eterna barba chilometrica da curare e l’hobby di collezionare auto vintage necessitano di iniezioni generose di cash… e chi siamo noi per negarle?
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