«LIVE AFTER DEAF - Ryan Adams» la recensione di Rockol

Ryan Adams - LIVE AFTER DEAF - la recensione

Recensione del 06 ago 2012

La recensione

Alla fine, ha ragione lui. Capita, mi è capitato recentemente, di nominare Ryan-Adams ad un amico o ad un appassionato. La risposta è quasi sempre: “Uh, bravo. Però l’ho perso per strada. Che fine ha fatto?”.
La fine è nota a qualcuno: un disco capolavoro ad inizio decennio scorso, uno di quelli che da soli danno senso ad una carriera, “Gold”. Poi tante, troppe pubblicazioni: alcune ottime, altre inutili. Ma tanta, troppa dispersione: persino i fan facevano fatica a stargli dietro. Poi una pausa di riflessione, lunga, dovuta ad una malattia all’udito e alla disillusione verso quell’industria che per definizione è allergica a chi produce troppo. Poi, ancora, il ritorno, prima con produzioni indipendenti e un po’ sconclusionate, fino ad “Ashes & fire” dello scorso anno.
Poco tempo fa la notizia: 15 dischi dal vivo, pubblicati in un colpo solo, in vinile, sul sito. L’ennesima trovata di uno che non riesce a star fermo, si pensava. Forse. Ma il giorno della pubblicazione, il sito è andato in palla per le troppe richieste. Ha avuto ragione lui.
“Live after deaf” è stato registrato nel 2011, in un tour acustico, i primi concerti dopo la malattia all’udito (da cui il calembour del titolo). Alla fine, è stato pubblicato anche in digitale, su iTunes, in versione un po’ ridotta al vinile.
No, non l’ho ascoltato tutto. Ho fatto come si fa in questi casi: ho comprato un po’ di canzoni, le mie preferite, facendomi una playlist. Sono giustificato dal fatto che nelle scalette dei 15 dischi ci sono molte ripetizioni. Ma ne ho ascoltato abbastanza (e abbastanza a lungo per farmene un'idea.
L'operazione vale la pena: ha ragione lui, anche dal punto di vista musicale. Perché Ryan Adams è un talento un po’ dispersivo ma purissimo. Dategli una chitarra acustica o un piano, fategli suonare una sua canzone togliendoli orpelli e dispersività, ed ecco la magia. Ci sono gemme classiche come “Oh my sweet Carolina”, “Firecracker”, o più recenti come “Sweet illusions”, suonate con passione (e anche con ironia: le introduzione alle canzoni sono spesso spassose).
Insomma, ovunque andrete a parare nelle 100 e passa canzoni, pescherete bene: una buona occasione per riscoprire questo grande, grandissimo talento in una versione più minimale.

(Gianni Sibilla)
La tracklist del box è disponibile a questo indirizzo
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