«RACEY ROLLER - Giuda» la recensione di Rockol

Giuda - RACEY ROLLER - la recensione

Recensione del 16 gen 2012 a cura di Franco Bacoccoli

La recensione

I Giuda sono una band che nasce dalle ceneri dei punk romani Taxi, messi nuovamente in piedi dalla fede e dal rock'n'roll dopo la morte di Francesco. Prodotto da Danilo Silvestri e Lorenzo Moretti (già chitarrista nei Taxi), "Racey roller" aggredisce subito con "Number 10". Numero dieci come il civico di Downing Street, residenza del premier britannico? Più come numero 10 della maglia, quello dei campioni, quello anche di Totti. Perché i ragazzi sono piuttosto giallorossi.
I Giuda, un gruppo che non tradisce, sono stati accostati a formazioni come Sweet, Slade, T-Rex, Damned, Cockney Rebels, Slaughter And The Dogs, Mott The Hoople, Mud, Dr. Feelgood, Bay City Rollers, Eddie & The Hot Rods. Più a qualche band del genere Oi. Tutte vere leprime similitudini, o forse meglio fonti di ispirazione. Con l'Oi, invece, c'entrano poco o nulla. I boys (Lorenzo, Danilo, Tenda, Daniele, Michele) sono stati anche accomunati ad un possibile revival del glam. Mentre il revival pare solo sulla carta, da notare che loro su Facebook si definiscono proprio così, glam.
All'attivo i Giuda (in concerto il 21 gennaio a Bologna, il 17 febbraio a Roma e il 16 marzo ad Alessandria) hanno due EP, "Get it over" e proprio "Number 10", più l'attuale album pubblicato sia come CD sia come (vecchio caro) LP. Lorenzo ha spiegato così al sito Sodapop la genesi della formazione: "Tenda alla voce, Danilo al basso, Francesco alla batteria ed io alla chitarra abbiamo cominciato a suonare insieme dalla prima metà degli anni '90, e alla fine del '97 abbiamo messo su i Taxi, che a parte il cambio tra Danilo e Antonio al basso sono andati avanti fino alla scomparsa di Francesco nel 2007. Da quel momento abbiamo deciso che non aveva più senso continuare con i Taxi, e verso la fine dell'anno ci siamo riformati come Giuda. Ora siamo in cinque: Danilo ha ripreso il posto di Antonio, e si sono aggiunti Michele alla chitarra e Daniele alla batteria". Di tutte le formazioni che altri hanno citato quali possibili fonti di ispirazione dei Giuda, sorprende che nessuno abbia azzeccato la più ovvia. E cioé gli Sham 69. Per chi non li conoscesse, gli Sham sono stati tra i migliori e più sottovalutati gruppi punk. Formatasi nel 1976 ad Hersham, paese a pochi chilometri da Londra, la band è teoricamente ancora in attività anche se dopo la reunion del 1989 la confusione è stata totale con un altro split nel 2006 e una situazione attuale composta da punti interrogativi. Il debito dei Giuda nei confronti degli Sham è significativo ma non imbarazzante. E, anzi, non può che far piacere a chi amò quella stagione simpaticamente sfrontata. "Number 10", con echi appunto Sham, sebbene Lorenzo abbia riferito a Rockol di non essere troppo d'accordo con l'accostamento, si tuffa nelle acque che si agitavano attorno al 1979. "Score a goal, captain", cantano. Passa il rocknrollaccio di "Back home" e si sbarca in territorio Sweet con "Get it over", quando sulla Terra regnava la nobile tribù dei pantaloni a zampa d'elefante e il reuccio non era Claudio Villa ma Gary Glitter (ovviamente prima che si sapesse delle sue nefandezze). "Coming back to you" è un glam-rock urgente, e fa niente se la pronuncia non è esattamente quella brixtoniana di Bowie. A proposito: il pezzo non avrebbe faticato ad essere quasi una b-side da Ziggy. Dopo il quasi completamente strumentale di "Racey roller" incalza "Tartan pants". E diobono se spacca: grandi cori, grande incedere, grande attitudine. "Don't stop rockin'" ti dà l'impressione d'averla sentita mille volte, e con "Speak louder" giù altre -ben misurate- botte sonore in un simil boogie-rock con il caracollare del punk targato '77. "Here comes Saturday night" è un inno giovanile che farebbe ballare anche un paracarro; chiude "Roll on" con i suoi 2 minuti e 6 secondi di puro divertimento (fun fun fun) rock'n'roll.

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